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La nuova occasione

Città e risorse locali in Sicilia e nel Mezzogiorno

Rapporto di ricerca 2011 della Fondazione Res

A cura di Paola Casavola e Carlo Trigilia

Donzelli Editore

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1. Perché studiare le città e le risorse locali

Il Rapporto Res 2011 analizza il ruolo delle città nella valorizzazione delle risorse locali. Con ‘risorse locali’ intendiamo quel patrimonio di beni culturali e ambientali, di conoscenze legate al progresso scientifico e di saper fare diffuso, radicato in specializzazioni produttive, che contribuiscono a definire l’identità di un luogo. Da sempre la capacità delle città di coltivare e valorizzare queste risorse ha influito sullo sviluppo economico e sociale dei territori, ma ciò è avvenuto con modalità e intensità diverse. Oggi siamo in presenza di condizioni di funzionamento dell’economia che fanno delle città un motore centrale della crescita. È importante dunque valutare in che misura esse riescano a operare come trasformatori efficaci delle risorse locali e come generatori di nuove risorse. Quest’obiettivo appare ancor più rilevante nel Mezzogiorno. Infatti, nelle regioni del Sud l’industrializzazione è rimasta più fragile ed è oggi particolarmente esposta alla crisi economica, e d’altra parte le città sono tradizionalmente più deboli come incubatori di sviluppo.

Questa ricerca si è focalizzata su tre tipi di risorse locali: dotazioni culturali e naturali; conoscenze scientifiche inglobate in università e centri di ricerca; saper fare di lungo periodo. Esse sono spesso evocate come il principale capitale mobilitabile di cui disponiamo come Paese per far crescere attività economiche competitive. Le loro origini sono diverse: il patrimonio culturale e ambientale è legato alla storia lunga e ai caratteri naturali del territorio; le conoscenze scientifiche derivano da politiche pubbliche che hanno determinato gli insediamenti di università e centri di ricerca; il sapere fare diffuso è il frutto di competenze locali in attività che hanno a lungo caratterizzato la relazione tra le comunità locali e il mercato. Nelle città e nelle aree vaste che su di esse gravitano, queste risorse sono spesso ‘compresenti’ e ne definiscono l’identità specifica. Nell’attuale fase di organizzazione dell’economia queste risorse tendono a diventare più importanti, perché si prestano a stabilire una base competitiva che combina insieme identità e tradizione con innovazione.

Riconoscere quali e quante dotazioni di risorse locali siano presenti e in che misura siano attivate nelle diverse città è un presupposto necessario per procedere in tale direzione e contribuire al disegno di politiche più efficaci. Non è però un’operazione facile, perché necessita di una “metrica” nuova per misurare le dotazioni e riconoscerne il grado di attivazione. È anche importante cercare di comprendere quali fattori esterni e interni alle città condizionino la valorizzazione delle risorse, e quindi quali siano le strade percorribili per migliorare il rendimento potenziale delle risorse locali nel nuovo contesto socio-economico. A una ricognizione più sistematica e dettagliata delle risorse locali disponibili, del loro grado di valorizzazione e dei fattori che ne favoriscono o ostacolano la valorizzazione è dedicato il Rapporto. Si tratta di un primo tentativo di misurare sistematicamente la dotazione e l’attivazione delle risorse locali nelle città italiane.

2. Il disegno della ricerca

Rispetto ad altri studi già realizzati che propongono graduatorie delle città in base a una serie di indicatori, lo scopo della ricerca non è condurre una nuova valutazione della posizione relativa delle città della Sicilia e del Mezzogiorno. Ci si è proposti invece di considerare la performance delle città con riferimento al loro potenziale specifico, derivante dalle risorse locali disponibili, per verificare in che misura e attraverso quali modalità esse siano state oggetto di attivazione a fini di sviluppo.

L’obiettivo operativo della ricerca è duplice:

  • costruire ‘misurazioni’ comparabili tra città diverse della dotazione di risorse locali e del loro grado di attivazione. A questo fine sono stati predisposti una serie di indicatori relativi a: beni culturali e ambientali; conoscenze scientifiche disponibili in università e centri di ricerca; saper fare diffuso legato a specializzazioni produttive consolidate;
  • mettere a fuoco i fattori che influiscono sulla capacità delle città di attivare e valorizzare il loro patrimonio di risorse.

Gli indicatori di dotazione e attivazione costruiscono un primo tentativo di misurare con più precisione le risorse locali e il loro impiego. Essi forniscono informazioni rilevanti – finora non disponibili – e offrono una base ampia di comparazione. Tuttavia, come abbiamo anticipato, la ricerca si pone anche l’obiettivo di offrire indicazioni sui meccanismi di attivazione nei diversi contesti. Questa seconda parte dell’indagine è stata centrata sullo studio in profondità delle città siciliane più rilevanti per i diversi tipi di risorse, al fine di mettere a fuoco i processi di attivazione e di individuare i fattori che favoriscono o frenano la valorizzazione delle risorse disponibili nei diversi contesti, con particolare riferimento alle città della Sicilia e del Mezzogiorno. La comparazione è stata guidata da alcune ipotesi teoriche, ed è stata integrata prendendo in considerazione per ciascun tipo di risorsa (beni culturali e ambientali, conoscenze scientifiche e saper fare diffuso) alcuni casi di successo a livello nazionale, non troppo distanti per dotazione e dimensioni demografiche da quelle siciliane.

Quali fattori possono influire sull’attivazione? Essi possono essere casuali o intenzionali, provenire dall’interno o dall’esterno, da attori pubblici o da attori privati, caratterizzati da gradi diversi di relazionalità (iniziative isolate o azioni più coordinate tra attori molteplici, alleanze esplicite o interazioni meno strutturate); possono inoltre essere diversi per contenuto dell’azione stessa (regolazione, investimenti pubblici, investimenti privati, etc.). Sebbene sia stato fatto anche uno sforzo d’individuazione di variabili quantitative che potessero segnalare la presenza di elementi interessanti nei processi di attivazione, l’approfondimento dei fattori e dei meccanismi che influiscono sulla valorizzazione delle risorse è stato condotto attraverso casi di studio.

3. Principali risultati

Il presupposto della ricerca è, dunque, che molto dello sviluppo e della crescita dei territori dipenda oggi da come funzionano le città, perché in esse si concentra grande e crescente parte della residenzialità, del pensiero di governo dell’interesse pubblico, dell’attività intellettuale e della direzione d’impresa. Il disegno della ricerca ruota quindi attorno al quesito di “quanto” e “come” le città, in particolare quelle della Sicilia e del Mezzogiorno, siano in grado di promuovere sviluppo economico riconoscendo, attivando e incrementando le proprie dotazioni di risorse locali.

Il tema è di generale rilievo, ma –come si è ricordato— è particolarmente importante per il Mezzogiorno. L’idea sottesa a molte politiche dalla fine degli anni novanta è che il Mezzogiorno abbia rilevanti potenzialità e risorse non attivate. Considerando le città e i sistemi locali che su di esse gravitano, questo lavoro cerca di fornire anche qualche elemento utile in questa direzione.

Innanzitutto emerge che le dotazioni anche nelle città del Sud sono mediamente rilevanti per dimensione e articolazione interna (in alcuni casi, come le dotazioni di beni culturali e ambientali, sono addirittura superiori). Nel generale contesto del Mezzogiorno sono frequentemente le città siciliane a segnalarsi come casi di dotazione particolarmente elevata, soprattutto per quanto riguarda le risorse culturali - naturali e per il particolare saper fare legato all’agricoltura. Molti sono i sistemi locali di città del Sud in cui questo saper fare appare dominante anche se con esiti diversificati nel completamento della filiera verso l’agroindustria. Sappiamo che la storia del Mezzogiorno è stata più fragile sul fronte dell’industrializzazione e anche per questo la dotazione di saper fare nella manifattura e soprattutto nei servizi alle imprese appare più modesta. La scelta nazionale di diffondere le sedi universitarie e i centri di ricerca sul territorio ha lasciato invece oggi un patrimonio non irrilevante di sapere scientifico anche in molte città del Mezzogiorno che non si manifesta solo nel numero di ricercatori, ma in parte anche nella qualità della ricerca e quindi nelle conoscenze scientifiche disponibili come risorse per lo sviluppo dei territori.

Se dunque la dotazione di risorse locali non vede in generale una situazione particolarmente sperequata a sfavore del Mezzogiorno e della Sicilia, specie in alcune delle risorse locali, il divario si riapre invece più nettamente in termini di capacità di attivazione di queste risorse per lo sviluppo. La composizione e la specificità delle dotazioni di risorse locali tra tutte le città è certamente diversificata, ma appare esserlo ancor di più l’attivazione economica. Questo vale per ciascuna delle risorse locali che si sono prese in considerazione.

Seppure frequentemente siano le città del Mezzogiorno a mostrare livelli inferiori di valorizzazione, non sembra però essere il tradizionale asse Nord-Sud a fornire le spiegazioni più esaurienti come emerge dall’analisi delle distribuzioni dei diversi indicatori costruiti. Le differenze nell’attivazione di risorse locali sono notevoli all’interno delle macroaree e anche delle regioni, come mostrano bene a questo proposito anche i soli casi siciliani, e non sono trainate necessariamente dall’avere a disposizione maggiori risorse.

Certamente, tra città anche simili per dotazione, alcune differenze appaiono spiegate da fattori esogeni e dalla facilità con cui la nuova domanda si è potuta collegare con le risorse locali anche in ragione di scelte pregresse della politica nazionale e sovra locale. Tuttavia, le indicazioni offerte dall’analisi comparata dei casi di studio suggeriscono che un fattore decisivo è costituito dalla capacità di protagonismo attivo delle singole città e dei loro attori, pubblici e privati. È laddove la capacità proattiva è maggiore e, soprattutto, basata su una migliore consapevolezza delle caratteristiche delle proprie dotazioni, che si distinguono i casi più avanzati. Insomma, il problema non è il finanziamento ma il coordinamento.

Sebbene, soprattutto in Sicilia, appare evidente che gli spazi per una maggiore valorizzazione rimangano elevati, e la capacità di azione attiva e coordinata da parte degli attori pubblici e privati appaia modesta, non sono pochi i segnali di una crescita di consapevolezza anche degli attori locali sull’importanza di attivare le risorse locali. Ne discendono alcune implicazioni sia per le politiche locali, sia per quelle sovra locali. Appare necessario non puntare ancora su incentivazioni individuali a singoli operatori che producono solo una crescita ‘drogata’ di singole iniziative, ma sostenere le capacità di coordinamento degli attori locali al fine di produrre beni e servizi collettivi ‘dedicati’ da cui sembra dipendere la possibilità di cogliere la ‘nuova occasionÈ che si apre per il Sud con i grandi cambiamenti socio-economici in corso. Naturalmente, politiche sovra locali che accompagnino questa azione sul piano dell’indispensabile ammodernamento infrastrutturale non sono meno necessarie.