BCE congela i tassi al 2,25%: lo shock energetico non si è ancora scaricato sull’inflazione, settembre è il vero spartiacque

La Banca Centrale Europea ha deciso all’unanimità di lasciare i tassi invariati, ma dentro il Consiglio direttivo si è aperto un confronto che rivela quanto la traiettoria dell’inflazione resti imprevedibile. Con il Brent tornato sopra i 100 dollari al barile proprio durante la conferenza stampa di Christine Lagarde, la pausa odierna somiglia più a una sospensione del giudizio che a un allentamento della guardia. I mercati, che prezzano quasi integralmente due rialzi da 25 punti base entro fine anno, hanno letto nelle parole della presidente un’implicita conferma: settembre sarà il mese delle scelte, quando arriveranno due letture mensili sull’inflazione, il Pil del secondo trimestre e le nuove proiezioni dello staff.

L’inflazione scende ma non convince: il nodo dei prezzi energetici

L’inflazione dell’area euro è scesa al 2,8% a giugno dal 3,2% di maggio, con la crescita dei prezzi di fondo rallentata al 2,4%. Sono numeri che avrebbero potuto giustificare un atteggiamento meno cauto. Ma il Consiglio direttivo ha scelto di non fidarsi.

Il motivo è esplicito nel comunicato: «l’incertezza resta elevata e l’impatto inflazionistico dello shock energetico deve ancora manifestarsi appieno». La presidente Lagarde ha aggiunto che le imprese prevedono di continuare ad aumentare i prezzi di vendita perché «sta diventando più costoso per le imprese reperire i fattori produttivi». Il quadro è completato da un avvertimento che allarga il perimetro dei rischi: gli eventi climatici estremi potrebbero far salire i prezzi alimentari, inserendo la crisi climatica tra le variabili che l’Eurotower dovrà monitorare con più attenzione.

La dinamica dei prezzi energetici è la vera incognita. Le prospettive si collocano «su livelli prossimi allo scenario di base delle proiezioni formulate a giugno» e ben al di sopra di quelli registrati prima del conflitto in Medio Oriente. Il Brent ha superato i 100 dollari al barile durante la conferenza stampa, dopo essere tornato intorno ai 90 dollari nelle settimane precedenti. Una volatilità che rende impossibile per Francoforte tracciare una rotta affidabile.

Dentro il voto unanime: i falchi si interrogano, Lagarde frena

«La decisione è stata unanime, ma alcuni membri del Consiglio si sono chiesti se non fosse il caso di considerare un aumento dei tassi di interesse». La precisazione di Lagarde non è un dettaglio: indica che il fronte dei governatori più aggressivi ha scelto di accodarsi al consenso senza però rinunciare a mettere a verbale il proprio disagio.

La presidente ha spiegato di aver chiesto allo staff un’analisi approfondita «sui diversi prezzi del petrolio, ma anche sul gas» e ha elencato il volume di dati che il Consiglio esaminerà prima della riunione di settembre: due indicatori mensili sull’inflazione, il Pil del secondo trimestre, due indici sulle aspettative dei consumatori, un indice sulla remunerazione dei dipendenti e due Pmi. Un inventario che serve a giustificare l’attesa più che a escludere un intervento imminente.

Skyline finanziario europeo illuminato con grafico dei tassi piatto e monete d'oro, la BCE congela i tassi al 2,25%
La BCE mantiene i tassi invariati al 2,25% in attesa che lo shock energetico si scarichi sull'inflazione: settembre sarà il mese delle decisioni.

L’assenza di effetti di secondo impatto — spirali salari-prezzi, per intendersi — è il dato che al momento tiene insieme la maggioranza. Lagarde lo ha detto con chiarezza: «al momento non stiamo osservando effetti indiretti e di secondo impatto». Se questa condizione dovesse cambiare, il consenso unanime di oggi potrebbe incrinarsi rapidamente.

I mercati credono al rialzo, ma con quale calendario?

I mercati monetari continuano a prezzare circa 48 punti base di rialzi entro la fine del 2026, scontando quasi due interventi da 25 bp ciascuno. Il rendimento del Bund tedesco a 10 anni è salito di 2 punti base al 3,20%, mentre l’euro ha toccato area 1,1377 dollari. Movimenti contenuti, che segnalano come la pausa fosse ampiamente attesa — Wall Street Italia riportava una probabilità inferiore al 15% per un rialzo nella riunione odierna — ma anche come lo scenario di una nuova stretta entro l’autunno sia già incorporato nelle quotazioni.

Le view degli analisti convergono sulla direzione ma divergono sull’intensità. Michael Krautzberger, Chief Investment Officer Public Markets di Allianz Global Investors, ritiene che «la rinnovata volatilità dei prezzi dell’energia crea un’incertezza persistente e sconsiglia qualsiasi allentamento prematuro dell’orientamento restrittivo». Per AllianzGI lo scenario di base resta un nuovo rialzo dopo l’estate.

Più cauta la lettura di Robeco, secondo cui la BCE sta spostando progressivamente l’attenzione dalle previsioni d’inflazione ai dati effettivi sull’inflazione di fondo. Un approccio che aumenta il rischio di una stretta eccessiva, perché l’inflazione core reagisce con ritardo. Rushabh Amin di Allspring Global Investments sottolinea che i mercati danno quasi per scontato un rialzo entro settembre, ma questo scenario richiederebbe «un ulteriore significativo aumento dei prezzi dell’energia oppure una diffusione più ampia delle pressioni inflazionistiche nell’intera economia europea». Per ora, i dati non offrono prove convincenti in questa direzione.

Il capitano resta sulla nave: Lagarde e il mandato fino al 2027

A margine delle decisioni di politica monetaria, Lagarde ha chiuso le indiscrezioni su un possibile addio anticipato. «Non mi vedrete andare via prima del 2027. Quando ci sono le nuvole all’orizzonte, il capitano resta sulla nave. Non vi libererete di me prima del 2027». Una dichiarazione che punta a blindare la leadership in una fase in cui l’incertezza è la variabile dominante.

Il messaggio ha anche un sottotesto istituzionale: con lo shock energetico ancora in corso e la crescita economica che «resterà modesta nel breve termine», con rischi «orientati al ribasso», un cambio al vertice avrebbe aggiunto instabilità a un quadro già fragile. Le prossime settimane diranno se la pausa estiva servirà a decantare le tensioni o se settembre troverà la BCE con meno margini di manovra di quanto oggi il Consiglio direttivo sia disposto ad ammettere.

Un differenziale che pesa: tassi reali ancora sotto zero

Il tasso sui depositi al 2,25% resta ben al di sotto dell’inflazione corrente al 2,8%: significa che il tasso reale rimane negativo per circa mezzo punto percentuale. In altre parole, la politica monetaria non è ancora entrata in territorio restrittivo netto, nonostante i rialzi già effettuati. Questo differenziale spiega perché diversi governatori spingono per intervenire: con l’inflazione prevista sopra il target del 2% fino alla prima metà del 2027, mantenere i tassi invariati equivale a conservare condizioni accomodanti in termini reali. La decisione unanime di oggi è stata possibile perché il Consiglio ha giudicato prioritario non reagire a uno shock — quello energetico — che potrebbe rivelarsi temporaneo. Ma se i prezzi del petrolio si stabilizzeranno sopra i 100 dollari, il calcolo cambierà: settembre misurerà proprio questo.

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