Borse europee in calo: spread a 112 punti e petrolio sopra i 100 dollari

Piazza Affari ha chiuso il 1° ottobre 2026 in ribasso, ma il numero che spiega la seduta non è il -0,6% finale del listino: è lo spread BTP-Bund a 112 punti base. A muovere i mercati non è l'azionario, è il mercato obbligazionario, spinto dal Brent sopra i 100 dollari al barile e da un'inflazione di settembre salita oltre le attese in Italia, Spagna, Francia e Germania. Le Borse europee scendono perché salgono i rendimenti dei bond: la causa va cercata qui, non nei titoli.

Lo spread si allarga per la pressione sui bond, non per le azioni

Il differenziale tra BTP e Bund ha toccato 112 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 4,7% prima di rientrare al 4,58%, tre punti base in meno dopo essere salito fin quasi di dieci. La vigilia aveva chiuso a 102 punti base: la seduta ha quindi allargato il divario di circa 10 punti, poco meno del 10%. Nessun movimento azionario, da solo, giustifica un'ampliazione simile. La spiegano i rendimenti, saliti fino al 5,28% sui Treasury decennali statunitensi, ai massimi dal 2002, e a livelli record dal 1998 per i Gilt britannici, i primi tra i bond sovrani di un grande Paese ad aver superato la soglia del 6%.

Il fenomeno è europeo, non solo italiano. A Parigi il governo deve presentare un piano per una significativa riduzione del deficit di bilancio, e l'OaT decennale francese ha chiuso il 30 settembre al 4,84%, sui massimi da 18 anni, con uno spread sul Bund tedesco di 126 punti base.

La corsa del petrolio è il motore a monte

La spinta nasce dal greggio. A settembre il Brent è salito del 14,4%, chiudendo il trimestre a +42,4%, e il Wti ha seguito con +12,8% nel mese e +39% nei tre mesi. I trader restano innervositi dall'incertezza sugli sviluppi in Medio Oriente e dall'assenza di progressi verso la stabilizzazione della regione. Nella seduta del 1° ottobre il Brent è tornato sopra i 100 dollari al barile (+2,5% a 100,57 dollari) e il Wti è salito dell'1,9% a 92,2 dollari.

La corsa del greggio ha spinto i rendimenti obbligazionari a livelli che non si vedevano da anni: il Treasury decennale ha segnato a settembre il maggior rialzo mensile degli ultimi due anni, oltre 51 punti base.

L'inflazione di settembre complica il percorso delle banche centrali

I prezzi sono l'origine dello stress. Le letture di settembre hanno mostrato un'accelerazione superiore alle previsioni in diverse grandi economie europee: in Spagna il tasso è passato al 5% dal 4,6% di agosto, in Francia al 3,4% dal 2,6%, in Germania al 3,3% dal 2,9% e in Italia al 4,2% dal 3,3%. Alla base ci sono soprattutto i prezzi dell'energia e, in parte, quelli degli alimentari.

Borse europee in calo, Milano in rosso con lo spread in ampliamento
Monitor con grafici dei mercati finanziari. Foto di Rafael Minguet Delgado su Pexels

Qui emerge il paradosso della giornata. Malgrado l'inflazione salga, gli operatori hanno ridotto al 37% la probabilità di un rialzo dei tassi Fed a ottobre, dal 71% di una settimana prima. Anche le attese per un rialzo della Bce a ottobre sono scese, e il rendimento del Bund biennale ha ceduto circa nove punti base. Isabel Schnabel, membro del board della Bce, ha spiegato che i prossimi mesi permetteranno di capire meglio come lo shock energetico si stia trasmettendo all'economia. È la conferma di come il mercato tratti il rialzo dei prezzi come un fenomeno dal lato dell'offerta, difficile da correggere con i tassi.

Perché soffrono le banche e tengono i tecnologici

Il modo in cui le vendite si distribuiscono conferma la natura obbligazionaria della seduta. A Piazza Affari i titoli finanziari guidano i ribassi: Poste -2,5%, Banco Bpm -2,1%, Mediobanca -2%, Bper -1,7%, Mediolanum -1,6%. Sono i comparti più esposti all'allargamento dello spread e alla corsa dei rendimenti.

Sul fronte opposto il comparto dei microchip tiene, sostenuto dai conti di Micron Technology, con Stm in rialzo dello 0,56% e Fincantieri a +3,9%. In Asia la spinta è più netta: il Nikkei 225 ha chiuso a 68.956,72 punti, +3,30%, trainato da semiconduttori e intelligenza artificiale. Wall Street apre in territorio positivo proprio grazie ai tecnologici del Nasdaq.

Le altre piazze europee chiudono tutte in rosso: Londra -1,1%, Parigi -0,7%, Francoforte -0,2%. A Milano il listino era arrivato a cedere l'1,48% nel primo pomeriggio, prima di limare le perdite: una volatilità che rispecchia quella dei bond, dove lo spread è passato da 108 a 112 punti base per poi richiudersi a 105.

Cosa significa per chi guarda i mercati italiani

Il nesso tra le cifre spiega la giornata meglio di qualsiasi cronaca. Un petrolio sopra i 100 dollari alimenta la componente energetica dell'inflazione, cioè proprio quella che le banche centrali non possono correggere con i tassi: è la ragione per cui le probabilità di un rialzo Fed sono scese mentre i prezzi salivano. Per l'Italia il numero da tenere d'occhio resta lo spread: a 112 punti base incide sul costo del debito pubblico e, di riflesso, sul funding delle banche, che infatti guidano le vendite a Piazza Affari. Il segnale è coerente con il quadro di settembre, quando il differenziale era già salito sopra quota 100 punti, ai massimi da maggio 2025.

La settimana aggiunge un appuntamento decisivo: venerdì arriva la prima stima dell'inflazione dell'Eurozona di settembre, attesa al 3,7%, ai massimi da circa tre anni. Se il dato confermasse l'accelerazione, il compromesso tra prezzi in salita e tassi fermi diventerebbe più difficile da sostenere — e lo spread resterebbe il termometro più sensibile per capire quanto il mercato è disposto a finanziare l'Italia a queste condizioni.

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