Piazza Affari avanza dello 0,4% e il FTSE MIB si muove in area 54.000 punti, in una seduta che vede tutti i listini europei positivi. L'apparente calma delle quotazioni — spread fermo a 77 punti base, euro stabile a 1,152 sul dollaro — nasconde però tre snodi che stanno orientando i flussi: il risiko bancario italiano alimentato da trimestrali oltre le attese, le tensioni sullo Stretto di Hormuz con il petrolio che oscilla tra 77 e 84 dollari, e l'attesa febbrile per il rapporto sull'occupazione statunitense in arrivo nel pomeriggio. Sono proprio questi i fattori che spiegano perché i mercati salgono, quale premio di rischio stanno scontando e cosa potrebbe invertire la rotta nelle prossime ore.
I conti delle banche trainano Milano: Mps e Generali sopra il consensus
Il FTSE MIB si è mosso in area 54.000 punti poco dopo mezzogiorno, spinto dalla stagione delle trimestrali che sta consegnando risultati superiori alle attese nel settore finanziario. Secondo quanto riportato da MilanoFinanza, Monte dei Paschi di Siena ha registrato nel secondo trimestre un utile netto di 610 milioni di euro, circa 56 milioni sopra il consensus degli analisti che si attestava a 554 milioni. Generali ha registrato un utile netto rettificato di 2,543 miliardi nel semestre (+13,7%) e ha annunciato un buyback da 500 milioni che partirà il 10 agosto. Il CEO Philippe Donnet, interpellato sulle indiscrezioni legate all'offerta di Intesa su Mps, ha dichiarato che «tutta la squadra è focalizzata sull'implementazione del piano strategico. Andiamo avanti senza pensarci», aggiungendo che tutte le implicazioni «devono essere valutate con massima attenzione e cura anche da parte di tutte le autorità competenti, italiane ed europee».
Il dato strutturale è la tenuta del settore bancario come motore del listino milanese. Anche Unipol ha comunicato un utile in crescita del 42% a 1,06 miliardi. Non tutti i finanziari brillano: Mediobanca cede lo 0,5% nonostante abbia diffuso dati semestrali record (utile a 711,2 milioni, +5,9%), mentre Banco BPM e Mps restano sulla parità. Il mercato sta prezzando più la dinamica del risiko bancario — con Mps che valuta opzioni strategiche dopo il ritiro di Banco BPM dai negoziati — che i fondamentali di breve periodo.
Sul fronte opposto, Stellantis cede il 2,7% a 4,74 euro, penalizzata dal taglio di giudizio di Bernstein che ha portato il target price a 4 euro e ha definito i risultati del secondo trimestre una «doccia fredda». Secondo quanto riportato da MilanoFinanza, il broker guidato da Stephen Reitman ha ridotto le stime sull'utile operativo adjusted 2026-2028 rispettivamente del 19%, 39% e 31%.
Hormuz, petrolio e oro: la geopolitica muove le commodity
La seconda variabile che spiega la seduta è la geopolitica mediorientale. Le notizie sullo Stretto di Hormuz sono contrastanti e i mercati stanno prezzando questa incertezza in modo selettivo. Secondo fonti citate da Al Arabiya e Al Hadath, Iran e Oman avrebbero definito le linee generali di un'apertura temporanea dello Stretto per 60 giorni, senza diritti di transito sulle navi. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che i negoziati «stanno procedendo» e che la situazione «sta evolvendo positivamente».
L'agenzia statale iraniana ha però pubblicato una bozza dell'accordo con condizioni restrittive per il traffico navale, e Teheran sta esaminando un disegno di legge per vietare il transito a navi statunitensi e israeliane. Questa contraddizione tra apertura diplomatica e minaccia legislativa spiega la volatilità del petrolio: il Brent è salito a 83,58 dollari al barile (+1,3%), mentre il WTI si muove tra 77 e 78 dollari. Il gas naturale europeo è in rialzo a 57,6 euro al megawattora, secondo Il Sole 24 Ore.

L'effetto Hormuz si vede soprattutto sull'oro, salito a 4.300 dollari l'oncia (+1,6%), massimi dal 16 giugno, con l'argento che accelera a 64,3590 dollari (+4,63%). La doppia spinta — geopolitica e attesa per i dati sul lavoro USA — sta riportando capitali verso i metalli preziosi, in un contesto dove gli acquisti delle banche centrali continuano a sostenere la domanda strutturale di oro come asset di diversificazione delle riserve.
L'incognita Non-Farm Payrolls: perché il dato USA è il vero ago della bilancia
Il terzo snodo, e probabilmente il più rilevante per le prossime ore, è il rapporto sull'occupazione statunitense atteso nel primo pomeriggio. I numeri sul lavoro americano daranno alla Fed ulteriori indicazioni sullo stato di salute dell'economia e potranno indirizzare le prossime mosse della banca centrale in materia di tassi. L'inflazione PCE resta quasi doppia rispetto al target, mantenendo elevata l'attenzione degli operatori su ogni segnale di surriscaldamento del mercato del lavoro.
La lettura combinata dei tre fattori suggerisce che i mercati europei stanno salendo per ragioni interne — trimestrali bancarie solide, premio di rischio Italia stabile — mentre scontano con prudenza i due fattori esterni: Hormuz e payrolls. Lo spread Btp-Bund fermo a 77 punti base e l'euro stabile a 1,152 dollari confermano che non c'è una fuga dal rischio periferico, ma nemmeno una corsa al rischio. È una seduta di attesa attiva: i posizionamenti ci sono, ma sono selettivi.
Analisi: perché i mercati salgono nonostante l'incertezza
La seduta del 7 agosto è un caso di studio su come i mercati prezzano simultaneamente tre strati di incertezza senza paralizzarsi. Il FTSE MIB in area 54.000 punti non è un segnale di euforia: è il risultato di un flusso di notizie che sta premiando i fondamentali micro (utili bancari) e penalizzando selettivamente le debolezze (Stellantis, doValue in calo dell'8,6% a metà seduta dopo aver perso quasi il 25% in due giorni, secondo MilanoFinanza). L'oro a 4.300 dollari e l'argento a 64,35 dollari segnalano che una parte dei capitali si sta comunque coprendo dal rischio coda — quello scenario in cui i payrolls sorprendono al rialzo e la Fed deve restare restrittiva, oppure Hormuz si chiude davvero.
C'è un elemento di correlazione inversa tra petrolio e azionario che oggi non funziona: il Brent è salito a 83,58 dollari ma i listini europei sono positivi. Questo scollamento si spiega con la natura dell'aumento del greggio, che non è da domanda globale robusta ma da premio geopolitico temporaneo. I mercati stanno trattando Hormuz come un rischio a termine (60 giorni) e non come uno shock strutturale. Se l'accordo Iran-Oman regge, il petrolio potrebbe rientrare rapidamente sotto 80 dollari.
Il pomeriggio ruoterà attorno a una domanda: quanto mercato del lavoro USA è già scontato nei prezzi? I future su Wall Street sono positivi dopo i cali di ieri, il che suggerisce che gli operatori si aspettano un dato nella fascia media. Un numero fuori da questo corridoio — in entrambe le direzioni — sarebbe il vero catalizzatore di volatilità per la chiusura di seduta.
Fonti
- Ansa.it
- Firstonline.info
- Ansa.it
- Lo spread tra Btp e Bund apre piatto a 77 punti base
- Euro poco mosso, scambiato a 1,1523 dollari
- Soldionline.it
- Ilsole24ore.com
- Borse oggi in diretta
- Borsa oggi: Europa dominata dai dubbi su Hormuz

Dario Valentinai, laureato in Economia e Commercio, è l’autore dei contenuti del blog resricerche.it. Esperto nel campo dell’economia e delle finanze che si occupa di scrivere contenuti informativi e approfonditi sui temi legati ai conti correnti, ai prestiti e ai mutui. Grazie alla sua competenza e conoscenza approfondita delle dinamiche finanziarie, è in grado di analizzare le ultime tendenze del mercato e di fornire consigli utili per aiutare i lettori a prendere decisioni informate riguardo alle proprie finanze personali.
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