Brexit: Cos’è e Cosa Significa, Conseguenze per il Regno Unito e l’Europa

Il 23 giugno del 2016 la Gran Bretagna ha rimesso alla volontà popolare l’uscita o meno del Paese dall’Unione Europea. Referendum che si è concluso con il consenso dei britannici alla Brexit. Il termine Brexit nasce dalla fusione di due parole inglesi:
– Britain (Gran Bretagna);
– exit (uscita).
Nonostante siano passati due anni e mezzo da quella fatidica data e, nel frattempo, siano intervenuti accordi tra il Regno Unito e l’Unione Europea al fine di regolare questa uscita che porterebbe con se importanti conseguenze, per l’economia sia britannica che europea, ancora non si è giunti ad un vero e proprio epilogo.

In realtà, il referendum del 2016 ha mostrato una popolazione fortemente spaccata in due con un 51,9% a favore della Brexit (dato registratosi per lo più in Galles e nell’entroterra britannico) contro un 48,2% a favore del remain (da parte di Scozia e Irlanda del Nord). Il malcontento per l’esito del referendum non ha tardato a farsi sentire soprattutto tra i giovani e in Stati come la Scozia, che ha da subito rilanciato per l’indipendenza e il suo rientro all’interno dell’UE. 

Il primo ministro inglese May ha parlato di hard Brexit ossia un’uscita dall’Unione Europea completa e totale riappropriazione, da parte del Regno Unito, della propria sovranità e dei pieni poteri in materia economica, monetaria, di immigrazione e fine della giurisdizione della Corte di Giustizia Europea. Insomma, un processo complesso che comporterà ad una serie di importanti conseguenze e che, ancora ad oggi, non ha però dei confini ben delineati. Prima di vedere, nello specifico, ciò che la Brexit comporterà e le sue conseguenze ripercorriamo in breve l’intero excursus storico.

Brexit: pillole di storia

Il referendum popolare e non vincolante sulla Brexit, tenutosi il 23 giugno 2016, è stato indetto dal primo ministro inglese Cameron che immediatamente dopo si è dimesso. La palla passa al Parlamento inglese che, alla fine di marzo 2017, vota a favore della Brexit e comunica quindi all’UE la sua decisione definitiva. A questo punto i primi di aprile, in forza dell’art 50 TUE, il Parlamento Europeo determina i parametri di negoziazione della Brexit per la progressiva uscita del Regno Unito. A marzo 2018 Gran Bretagna e Parlamento europeo concordano un piano di transizione della durata di 21 mesi che dovrebbe portare alla definitiva uscita del Regno Unito entro i primi mesi del 2019. Arriviamo quindi al 15 gennaio 2019, data storica perché il Parlamento britannico vota contro il piano concordato dalla May e dal Parlamento Europeo mandando nel cous l’attuale assetto. Alcuni parlamentari sono convinti che si potrebbe arrivare alla conclusione di un accordo migliore con l’UE ma di fatto mancano solo 73 giorni da quella che potrebbe essere una Brexit forzata.

Situazione attuale ed eventuali scenari

Il Primo Ministro inglese ha prospettato tre diversi scenari:

  • dare esecuzione all’accordo già stipulato con l’Unione Europea vista anche l’impossibilità economica del Regno Unito di concordarne uno diverso;
  • uscire dall’Unione Europea senza alcun accordo il che, secondo la stessa May, sarebbe meglio che stipulare con l’Unione un accordo svantaggioso per il Regno Unito;
  • indire un nuovo referendum ed, eventualmente, rinunciare alla Brexit.

Regno Unito e Unione Europea: conseguenze Brexit

La Brexit porterà ad una serie di conseguenze sull’economia e il bilancio sia del Regno Unito che dell’Unione Europea. L’uscita dall’Unione Europea da parte del Regno Unito porterà a quest’ultimo una riduzione, in termini di crescita economica, del prodotto interno lordo pari al 7,5% e ad una forte svalutazione della sterlina.

Importanti conseguenze anche per l’Unione Europea che vedrà privarsi di ben 10 miliardi di euro versati annualmente dall’ormai ex Paese membro
Per quanto riguarda invece i cittadini degli stati membri dell’UE non potranno più circolare, lavorare e soggiornare liberamente nel Regno Unito.
Tutto ciò porterà nei prossimi mesi, in base ad alcune stime, circa un milione di lavoratori provenienti dai Paesi membri dell’Unione Europea ad abbandonare il Regno Unito con una conseguente perdita, da parte di quest’ultimo, di importante forza lavoro.

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