Non è soltanto una semestrale da primato. I numeri che Cassa Depositi e Prestiti ha depositato il 30 luglio 2026 — 4,3 miliardi di utile netto consolidato, 20,1 miliardi di risorse impegnate, 49,5 miliardi di investimenti — raccontano soprattutto un’istituzione che sta cambiando il modo in cui la finanza pubblica italiana genera sviluppo. Il dato che spiega tutti gli altri è l’effetto leva a 2,5 volte, nettamente superiore al target triennale di 2,1 fissato dal Piano Strategico 2025-2027: ogni euro messo a disposizione da CDP ha attivato 2,5 euro di investimenti complessivi, richiamando capitali privati e istituzionali che prima restavano ai margini. In un semestre in cui lo scenario globale resta sfidante, il gruppo ha superato a metà percorso il 60% dell’obiettivo triennale di risorse impegnate.
Cosa significa un effetto leva di 2,5 volte
I 20,1 miliardi di risorse impegnate direttamente dal gruppo — in crescita del 27% rispetto ai 15,8 miliardi del primo semestre 2025 — hanno generato investimenti totali per 49,5 miliardi. La differenza, circa 29,4 miliardi di euro, rappresenta capitali aggiuntivi attratti da co-investitori, banche, fondi e istituzioni finanziarie. Non è una cifra accessoria: è il segnale che la capacità di CDP di fare crowding in — attrarre risorse invece di spiazzarle — sta funzionando meglio del previsto.
Il meccanismo poggia su una combinazione di leve operative. Le risorse sono state canalizzate su asset class e settori ad alta bancabilità: 14,5 miliardi per imprese e istituzioni finanziarie, 2 miliardi per le infrastrutture, circa 2,3 miliardi per la pubblica amministrazione, più equity per 400 milioni e real estate per 600 milioni. L’amministratore delegato Dario Scannapieco ha parlato di «efficacia e qualità del percorso intrapreso», sottolineando che «gli oltre 20 miliardi di euro di risorse impegnate e i 49,5 miliardi di investimenti sostenuti ci permettono di guardare con orgoglio al lavoro svolto fin qui e con positività ai prossimi passi».
Il paradosso dell’utile Spa: cala, ma non è un problema
Dietro l’impennata del dato consolidato (da 3,3 a 4,3 miliardi, +1 miliardo, ovvero +30,3%) c’è una dinamica meno visibile ma significativa. L’utile netto di Cdp Spa scende da 1,9 a 1,8 miliardi di euro. Il margine di interesse è salito di 58 milioni a 1,4 miliardi, mentre i dividendi incassati dalle partecipate sono calati di 98 milioni, attestandosi a 1 miliardo. È la fotografia di una holding che sta reinvestendo e che vede una temporanea compressione dei rendimenti da equity, compensata però dalla crescita del business creditizio e dall’espansione delle attività verso l’economia reale.
L’aumento della partecipazione in Nexi (salita al 27,6% potenziale aggregato) e la sottoscrizione dell’aumento di capitale di Trevi Finanziaria Industriale rientrano in questa logica: scelte che pesano sul conto economico di breve della capogruppo, ma che sono orientate a stabilizzare asset strategici e a sostenere piani industriali di lungo periodo. Il presidente Giovanni Gorno Tempini ha descritto il semestre come «la fotografia di un’istituzione solida e dinamica che crea valore grazie all’impegno costante delle sue persone, contribuendo a costruire il futuro del Paese con fiducia e spirito di servizio anche di fronte a uno scenario globale sfidante».

La base postale: 301 miliardi di stabilità
I numeri della raccolta restano la spina dorsale silenziosa di tutto l’impianto. Il risparmio postale ha raggiunto 301 miliardi di euro, in crescita dell’1% rispetto ai 297 miliardi di fine 2025, su una raccolta complessiva di Cdp Spa pari a 363 miliardi. La raccolta da banche e clientela è salita a 38 miliardi (+15%), mentre la raccolta obbligazionaria è scesa del 2% a circa 24 miliardi (Il Sole 24 Ore riporta 24,2 miliardi), per effetto di scadenze solo in parte compensate da nuove emissioni.
Gorno Tempini ha legato esplicitamente la missione dell’istituzione a questa base di raccolta: «Il risparmio postale continua a rappresentare una risorsa fondamentale che noi abbiamo la responsabilità di trasformare in investimenti produttivi, orientati alla crescita solida, inclusiva e duratura dell’economia reale». È il meccanismo che consente a CDP di mantenere una capacità di investimento anticiclica senza dipendere esclusivamente dai mercati dei capitali. In un contesto di tassi ancora elevati e di spread BTP-Bund sceso a 81 punti base (come registrato nella seduta del 30 luglio), la stabilità del funding postale diventa un vantaggio competitivo silenzioso ma decisivo.
Oltre i confini domestici: il cantiere internazionale
Il semestre ha visto anche un’accelerazione delle iniziative esterne. CDP ha esercitato la presidenza di JEFIC (Joint European Financiers for International Cooperation), la rete che riunisce le principali istituzioni finanziarie bilaterali europee per lo sviluppo, e ha ospitato a Roma l’High-level meeting del network. Sul fronte della cooperazione internazionale, sono stati impegnati circa 400 milioni di euro, in parte nella cornice del Piano Mattei del Governo italiano. Anche qui, la logica è moltiplicativa: portare competenze e capitali italiani dentro piattaforme europee, aumentando la scala degli interventi senza gravare interamente sul bilancio domestico.
Lo stock di crediti a sostegno di pubblica amministrazione, imprese, infrastrutture e cooperazione è salito a 130 miliardi (+2% rispetto ai 127 miliardi di fine 2025), mentre lo stock di crediti stipulati, che include quote ancora da erogare e garanzie, ha toccato i 155 miliardi (+1% dai 153 miliardi di dicembre 2025). Sono volumi che collocano CDP tra i principali finanziatori dello sviluppo infrastrutturale e industriale del Paese, in un momento in cui l’esecuzione del PNRR continua a richiedere capacità di spesa e accompagnamento finanziario.
Il semestre record di CDP non è un fuoco d’artificio isolato. È la conseguenza di un riposizionamento strategico — avviato con il Piano 2025-2027 — che punta a trasformare un’istituzione di raccolta e impiego in un moltiplicatore di capitali. L’effetto leva a 2,5 volte, superiore alle attese, indica che il modello funziona: la sfida ora è renderlo strutturale, in un contesto di tassi e geopolitica che non concederà sconti.
Fonti
- Cdp, semestre record: l’utile sale a 4,3 miliardi di euro
- Repubblica.it
- Ilsole24ore.com
- Milanofinanza.it

Dario Valentinai, laureato in Economia e Commercio, è l’autore dei contenuti del blog resricerche.it. Esperto nel campo dell’economia e delle finanze che si occupa di scrivere contenuti informativi e approfonditi sui temi legati ai conti correnti, ai prestiti e ai mutui. Grazie alla sua competenza e conoscenza approfondita delle dinamiche finanziarie, è in grado di analizzare le ultime tendenze del mercato e di fornire consigli utili per aiutare i lettori a prendere decisioni informate riguardo alle proprie finanze personali.
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