Fed accomodante e debito USA: il rischio dietro gli 827 miliardi di interessi

Il tasso di riferimento della Federal Reserve resta accomodante rispetto al livello neutrale stimato. Meno rassicurante di quanto appaia: è proprio questo contesto a rendere la struttura del debito pubblico statunitense più esposta a futuri shock. La spesa netta per interessi ha già raggiunto 827 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2026, seconda voce del bilancio federale.

La traiettoria del debito: 124% nel 2025, 138% nel 2030

Eiko Sievert, executive director sovereign & public sector di Scope Ratings, delinea così la dinamica: il debito pubblico Usa salirà dal 124% del Pil nel 2025 al 138% nel 2030. Un livello superiore a quello di tutti i paesi dell’area euro, con l’Italia al 136%, e inferiore soltanto al Giappone (200%). Lo scarto con l’Italia si riduce a 2 punti percentuali al 2030: una distanza minima, se si considera che gli Stati Uniti partivano da un rapporto più basso.

Un calcolo diretto sui numeri di Sievert mostra la velocità della convergenza: +14 punti percentuali in cinque anni, pari a una media di +2,8 punti di Pil all’anno (calcolo: 138 – 124 = 14; 14 / 5 = 2,8). Non è un incremento marginale: è il ritmo che porta Washington a tallonare il livello italiano, pur partendo da un rapporto più basso.

Interessi netti: seconda voce di spesa, sopra Medicare e difesa

La spesa per interessi è già la seconda voce di spesa pubblica più consistente degli Stati Uniti. Il confronto con le altre uscite federali è netto:

Trend lines finanziarie in calo e monete d'oro su skyline americano, simbolo della vulnerabilità del debito federale
La struttura del debito pubblico USA rimane vulnerabile ai futuri rialzi dei tassi e agli shock economici.
Voce di spesaMiliardi di dollari (anno fiscale 2026, finora)
Interessi netti827
Medicare780
Difesa713

In termini relativi, gli interessi netti superano Medicare del 6,0% e la difesa del 16,0% (calcolo: 827/780 – 1 = 0,060; 827/713 – 1 = 0,159). Se si sommano Medicare e difesa, gli interessi netti equivalgono al 55,4% delle due voci insieme (calcolo: 827 / (780+713) = 0,554). Non è un dettaglio contabile: indica che il servizio del debito pesa più di due capitoli tradizionalmente centrali del bilancio federale, e che la sua grandezza relativa ormai supera la metà della loro somma.

Il nodo T-bill: costo basso oggi, rischio di rifinanziamento domani

La crescente dipendenza del Tesoro dai T-bill contiene i costi di finanziamento nel breve periodo, ma comporta un rischio di rifinanziamento significativamente più elevato. Sievert lo spiega con un passaggio diretto: «L’indipendenza della Fed resta un pilastro cruciale per la stabilità, nonostante le pressioni politiche dell’amministrazione Trump. Sotto la guida del nuovo presidente Kevin Warsh, la politica monetaria dovrebbe restare sostanzialmente invariata nel breve termine».

Qui le fonti possono essere lette in controluce. Scope Ratings collega la stabilità alla continuità della Fed; i dati di mercato riportati da FinanzaOnline mostrano che la probabilità implicita di tassi invariati alla prossima riunione è salita dal 48% al 70% in una settimana. La direzione è coerente, ma il mercato assegna ancora un 30% a uno scenario diverso e, soprattutto, segnala che il prezzo della pausa può cambiare rapidamente: 22 punti percentuali di riprezzamento in sette giorni (calcolo: 70 – 48 = 22). Per un Tesoro che rinnova quote crescenti di T-bill, questa velocità è il rischio concreto.

Se il tasso di riferimento resta accomodante rispetto al neutrale, il costo dei T-bill resta contenuto. Ma un rialzo più rapido o più lungo del previsto costringerebbe il Tesoro a rinnovare una quota crescente di passività a tassi più alti, con impatto immediato sulla spesa netta per interessi. Il punto non è il costo attuale, ma la combinazione tra debito in crescita e passività corte: una vulnerabilità strutturale, non ciclica.

Per il lettore esposto a strumenti in dollari, l’implicazione è diretta: anche senza un intervento restrittivo immediato della Fed, il solo riprezzamento delle aspettative può alzare il costo marginale del debito; con 827 miliardi già assorbiti dagli interessi, ogni movimento sui rendimenti a breve si trasmette prima al bilancio federale e poi ai portafogli.

Fonti

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