L'inflazione italiana torna a correre, ma sotto la superficie il quadro è a due velocità. Ad agosto 2026 l'indice dei prezzi al consumo sale al 3,3% annuo dal 2,9% di luglio, trainato dai beni energetici a +17,1%; nello stesso mese, però, l'inflazione di fondo scende all'1,5%. Il dato Istat, che conferma le stime preliminari, racconta un'impennata concentrata sull'energia importata, non un ritorno generalizzato del caro-vita.
Il balzo è concentrato sull'energia
Il motore dell'accelerazione sono i beni energetici, passati da +11,6% a +17,1% su base annua. La corsa è doppia: gli energetici regolamentati accelerano dal +14,8% al +18,6%, mentre quelli non regolamentati, come i carburanti, salgono dal +11,4% al +17,0%. Su base mensile, i regolamentati crescono del 3,0% e i non regolamentati del 2,9%: sono questi due vettori a spingere l'indice generale al +0,5% congiunturale.
La portata del fenomeno si misura con un confronto semplice. I prezzi dell'energia corrono a un ritmo oltre cinque volte superiore a quello dell'indice generale — 17,1% contro 3,3%. E la differenza tra l'indice generale a 3,3% e l'inflazione calcolata al netto dei soli energetici, ferma a +1,7%, vale 1,6 punti percentuali: è, in larga parte, la misura del contributo diretto dell'energia alla salita dell'indice.
Perché l'inflazione di fondo scende mentre quella generale sale
L'inflazione di fondo — calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi — rallenta da +1,6% a +1,5%. È il segnale che l'accelerazione non è un fenomeno diffuso: i prezzi che l'energia non tocca direttamente continuano a raffreddarsi. Anche l'indice depurato dei soli energetici scende, dal +1,8% al +1,7%.
Nel dettaglio, i servizi frenano complessivamente dal +2,7% al +2,4%, con i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona in calo dal +3,0% al +2,6% e i servizi dei trasporti dal +1,6% al +0,8%. I beni, al contrario, accelerano dal +3,2% al +4,1%, trascinati proprio dall'energia. Il differenziale tra servizi e beni si allarga così da -0,5 a -1,7 punti percentuali: un divario che in condizioni ordinarie sarebbe anomalo e che qui fotografa con precisione la natura del rialzo.
C'è anche una nota metodologica che conferma la lettura. L'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra ad agosto una variazione dello 0,1% su base mensile — più contenuta del +0,5% del NIC — e del 3,2% su base annua. La distanza sul dato mensile dipende dai saldi estivi, di cui il NIC non tiene conto: due misure dello stesso fenomeno divergono per costruzione, non per sostanza.

Carrello della spesa e voli: il fronte che rallenta
Il cosiddetto carrello della spesa — beni alimentari, per la cura della casa e della persona — rallenta allo 0,9% dall'1,0% di luglio, con una revisione al ribasso rispetto alle stime preliminari che lo indicavano stabile. Il settore alimentare nel complesso si attesta al +1,0%, frenato dall'ampliarsi della flessione dei prezzi dei beni alimentari lavorati, passati a -0,4%.
Dentro il paniere restano divari ampi:
- Ortaggi, tuberi, banane e legumi: da +2,6% a +4,0% annuo
- Frutta e frutta a guscio: flessione ampliata da -0,7% a -1,7%
- Alimentari non lavorati nel complesso: da +3,6% a +3,8%
Sul fronte delle vacanze, i biglietti aerei costano l'11,5% in meno rispetto a un anno prima, pur segnando +5,7% su luglio; i servizi di alloggio registrano -1,4% su base mensile e +3,2% su base annua.
Cosa cambia per il potere d'acquisto delle famiglie
Il quadro a due velocità ha un effetto concreto sulla spesa. Chi acquista beni alimentari e servizi trova prezzi in moderato aumento — il carrello della spesa sotto l'1% — ma chi paga bollette e carburanti affronta rincari superiori al 17% annuo. La pressione non è uniforme: colpisce di più i consumi ricorrenti, come mostrano i prodotti ad alta frequenza d'acquisto, saliti dal +3,4% al +4,3%.
C'è poi il dato di sistema. L'inflazione media acquisita per il 2026 sale al +2,9% per l'indice generale e all'1,9% per la componente di fondo. È il valore che, già ad agosto, incorpora quanto accaduto finora nell'anno: anche se i prezzi restassero fermi da qui a dicembre, la media annua non tornerebbe sotto questa soglia.
Sul piano storico, il 3,3% è il livello più alto da quasi tre anni: per trovare un dato superiore bisogna risalire a settembre 2023, quando l'inflazione toccò il 5,3%.
Il numero da tenere d'occhio, più del 3,3% di testa, è l'1,5% del dato di fondo. Finché resta ben sotto l'indice generale, l'accelerazione di agosto si legge come un fatto energetico — con i prezzi regolamentati e i carburanti come vettori — e non come un ritorno strutturale del caro-vita.
Fonti

Dario Valentinai, laureato in Economia e Commercio, è l’autore dei contenuti del blog resricerche.it. Esperto nel campo dell’economia e delle finanze che si occupa di scrivere contenuti informativi e approfonditi sui temi legati ai conti correnti, ai prestiti e ai mutui. Grazie alla sua competenza e conoscenza approfondita delle dinamiche finanziarie, è in grado di analizzare le ultime tendenze del mercato e di fornire consigli utili per aiutare i lettori a prendere decisioni informate riguardo alle proprie finanze personali.
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