La corruzione politica al Nord e al Sud

La corruzione politica al Nord e al Sud
I cambiamenti da Tangentopoli a oggi
a cura di Rocco Sciarrone
Hanno contribuito al lavoro di ricerca e alla stesura del rapporto:
Marco Betti, Luciano Brancaccio, Sandro Busso,
Graziana Corica, Vittorio Martone, Vittorio Mete,
Attilio Scaglione, Antonio Vesco
Rapporto RES 2016


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Collana della Fondazione RES, diretta da P.F. Asso e C. Trigilia, Donzelli Editore
o Vol. 1, Remare controcorrente. Imprese e territori dell’innovazione in Sicilia, a cura di
P.F. Asso e C. Trigilia, anno 2010
o Vol. 2, Alleanze nell’ombra . Mafie ed economie locali in Sicilia e nel Mezzogiorno, a cura di
R. Sciarrone, anno 2011
o Vol. 3, Il cambiamento possibile . La sanità in Sicilia fra Nord e Sud. A cura di E.
Pavolini, anno 2011
o Vol. 4, La nuova occasione. Città e risorse locali in Sicilia e nel Mezzogiorno, a cura di P.
Casavola e C. Trigilia, anno 2012
o Vol. 5, Dall’isola al mondo . L’internazionalizzazione leggera in Sicilia, a cura di P.F.
Asso e C. Trigilia , anno 2013
o Vol. 6, Collaborare per crescere. La cooperazione fra imprese al Nord e al Sud, a cura di
P.F. Asso e E. Pavolini, anno 2014
o Vol. 7, Mafie del Nord. Strategie criminali e contesti locali, a cura di R. Sciarrone, anno
2014
o Vol. 8, L’istruzione difficile . I divari nelle competenze fra Nord e Sud, a cura di P.F Asso,
L. Azzolina e E. Pavolini, anno 2015
o Vol. 9, Università in declino. Un’indagine sugli atenei da Nord a Sud, a cura di G.
Viesti, anno 2016
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Fondazione RES – Istituto di Ricerca Economia e Società in Sicilia sostenuto dalla
Fondazione Sicilia e da Unicredit S.p.A.
Presidente: Carlo Trigilia
Coordinatore scientifico: Pier Francesco Asso
Consiglio di amministrazione: Carlo Trigilia (Presidente), Salvatore Butera, Maurizio Caserta,
Sebastiano Musso, Giovanni Puglisi
Collegio dei revisori dei conti: Giovanni Nicoletti (Presidente), Pietro Lungaro, Antonino Messina
Comitato scientifico: Giovanni Puglisi (Presidente), Arnaldo Bagnasco, Alessandro Bellavista,
Salvatore Butera, Giuseppe Campione, Maurizio Caserta, Leandra d’Antone, Carlo Dominici,
Alberto Quadrio Curzio, Elita Schillaci, Gianfranco Viesti
Direttore: Raffaele Bonsignore
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La ricerca è stata coordinata da Rocco Sciarrone per la Fondazione RES.
Componenti del gruppo di ricerca: Marco Betti, Luciano Brancaccio, Sandro Busso, Graziana
Corica, Vittorio Martone, Vittorio Mete, Attilio Scaglione, Antonio Vesco.
Ringraziamo Eugenio Graziano, Federico Sofritti e Bianca Sonnini, che hanno collaborato ad
alcune fasi del lavoro di ricerca.
Siamo inoltre grati a Marie Antoinette La Mantia per la disponibilità e la puntuale collaborazione
sul piano amministrativo e organizzativo.
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Indice
Premessa………………………………………………………………………… 7
Capitolo I – Alla ricerca della corruzione politica……..…………………………. 11
1.1 Il quadro di sfondo……………………………………………………. 12
1.2 Corruzione percepita e corruzione emersa…………………………….. 16
1.3 Il disegno della ricerca………………………………………………… 22
1.4 Uno sguardo di insieme sui dati. ….…………………………………… 29
Capitolo II – Le forme della corruzione: una mappa dei reati……………………. 38
2.1 Una panoramica dei reati……………………………………………… 39
2.2 I reati nel tempo………………………………………………………. 42
2.3 La distribuzione territoriale dei reati……………………………………. 45
2.4 L’evoluzione delle macro-aree: spazio-tempo dei reati…………………. 47
2.5 Reati e scambi: utilizzo delle risorse, stabilità e livelli istituzionali……….. 49
2.6 Considerazioniconclusive……………………………………………… 50
Quadro di sintesi…………………………………….…………………….. 52
Capitolo III – Risorse, scambi, settori……………………………………………. 53
3.1 Le risorse scambiate dal corruttore……………………………………. 53
3.2 Le risorse scambiate dal corrotto……………………………………… 56
3.3 Entità delle risorse scambiate…………………………………………. 59
3.4 Finalità dello scambio………………………………………………….. 61
3.5 Stabilità/occasionalità dello scambio…………………………………… 63
3.6 Settori interessati dagli scambi…………………………………………. 66
Quadro di sintesi…………………………………………….……………. 68
Capitolo IV – Livelli di governo e istituzioni……………………………………… 69
4.1 Il peso dei livelli e delle istituzioni decentrate………………………….. 69
4.2 Il ruolo delle Regioni………………………………………………….. 72
4.3 L’indebolimento dei circuiti a livello nazionale………………………… 74
4.4 Attori coinvolti nei livelli di governo e nelle istituzioni………………….. 77
4.5 La stabilità degli scambi corruttivi ai diversi livelli……………………… 81
4.6. Istituzioni e settori di attività…………………………………………. 84
Quadro di sintesi…………………………………….……………………. 86
6
Capitolo V – Gli attori e i reticoli della corruzione……..………………………… 87
5.1 Dimensione del reticolo……………………………………………….. 87
5.2 Numero di politici coinvolti……………………………………………. 90
5.3 Tipo di attori coinvolti………………………………………………… 92
5.4 Configurazioni………………………………………………………… 94
5.5 Presenza/assenza della criminalità organizzata………………………….. 96
Quadro di sintesi…………………………………….……………………. 99
Capitolo VI – Carriere politiche prima e dopo Tangentopoli…………………….. 100
6.1 Un profilo socio-demografico………………………………………… 100
6.2 L’attività politica………………………………………………………. 105
6.3 Percorsi e carriere tra Prima e Seconda Repubblica…………………….. 111
Quadro di sintesi…………………………………………….…………….. 124
Appendice A – Tabelle e grafici aggiuntivi………………………………………… 125
Appendice B – Nota metodologica……………………………………………… 143
Riferimenti bibliografici…………………………………………………………. 163
7

La corruzione politica al Nord e al Sud
I cambiamenti da Tangentopoli a oggi
Rapporto RES 2016
Sintesi della ricerca
1. Un’indagine innovativa sulla corruzione politica
La corruzione politica è considerata uno dei principali ostacoli alla crescita economica e
civile del Paese. Il fenomeno è ancor più preoccupante nel Mezzogiorno e in Sicilia, dove si
combina con l’influenza della criminalità organizzata. Mancano però dati solidi per inquadrare la
diffusione del fenomeno, il suo andamento del tempo, il radicamento nelle diverse aree del Paese,
le modalità prevalenti che assume. La Fondazione RES con il suo VIII Rapporto si è proposta di
offrire un contributo in questa direzione servendosi di due fonti interessanti di informazioni
finora non utilizzate sistematicamente: la banca dati delle sentenze della Corte di Cassazione e i
casi considerati nelle Autorizzazioni a procedere del Parlamento.
L’indagine si è concentrata sulla “corruzione politica”, intesa come quella quota dei reati
legati alla corruzione che coinvolge direttamente detentori di cariche politico-amministrative a
livello locale, regionale e nazionale (sindaci, presidenti di regione, assessori, consiglieri,
parlamentari, ecc.). La scelta di mettere a fuoco la componente politica della corruzione è
motivata dalla rilevanza che essa ha assunto, in particolare nell’ultimo trentennio, nella storia del
nostro Paese. Lo spartiacque di Tangentopoli ne costituisce una cesura profonda, tale da segnare
nell’immaginario collettivo e nelle analisi di opinionisti e studiosi un passaggio d’epoca,
rappresentato dalla transizione dalla Prima alla Seconda Repubblica. La ricerca prende dunque le
mosse proprio dalla fase di Tangentopoli per interrogarsi su come il fenomeno è evoluto nel
corso del tempo, osservando in che misura si è modificato, in che modo si diffonde, quali sono
gli attori coinvolti, quali differenze emergono tra i diversi contesti territoriali.
Il metodo di indagine adottato ha permesso di selezionare dati relativi non solo ai reati di
corruzione in senso stretto, ma anche riferiti a vicende giudiziarie che riguardano evidenti episodi
di corruzione anche se essi sono stati penalmente perseguiti attraverso altre fattispecie di reato
(come i reati associativi o i reati di criminalità economica e altri). Questo ha consentito di
ricorrere a una definizione di corruzione più ampia di quella riconducibile all’ambito giuridico e
giudiziario (cioè agli articoli del codice penale specificamente dedicati alla corruzione). Al tempo
stesso, questa definizione è stata utilizzata non per analizzare la corruzione nel suo complesso
(che è fenomeno più ampio, in quanto può coinvolgere un pubblico ufficiale, per esempio un
funzionario pubblico), ma solo quei casi che coinvolgono direttamente i detentori di cariche
politico-amministrative.
8

2. Una mappa della corruzione politica
Considerando i reati di corruzione in senso stretto e quelli connessi, ricavati dalle sentenze
della Corte di Cassazione, la corruzione politica appare in crescita, dopo un periodo di lieve calo
nel decennio successivo a Tangentopoli (Fig.1).
Fig. 1- Andamento dei reati per periodo e tipologia – Sentenze Corte di Cassazione (valori
assoluti)
Il fenomeno è diffuso soprattutto nel Mezzogiorno, seguito dal Nord-Ovest, mentre
nettamente più bassi sono i valori fatti riscontrare dal Centro e dal Nord-Est (le vecchie regioni
‘rosse’ e ‘bianche’) (Fig.2).
Fig.2 – Distribuzione territoriale dei reati – Sentenze Corte di Cassazione per macroaree secondo
il modello delle «Tre Italie»*
*Nel modello delle «Tre Italie» il Lazio fa parte del Sud e l’Emilia Romagna è ricompresa nel Centro, mentre nelle
ripartizioni Istat il Lazio si trova nel Centro e l’Emilia Romagna è aggregata nel Nord-est.
A livello regionale, nel Mezzogiorno, il fenomeno è maggiormente presente, specie in
regioni come la Campania, la Sicilia, la Calabria e la Puglia (fig.3). Anche la Lombardia, tuttavia,
continua a essere una delle regioni in cui l’incidenza del fenomeno corruzione politica pesa di più:
400
317
518
131
97
148
269
220
370
50
100
150
200
250
300
350
400
450
500
550
Dal 1980 al 1994 Dal 1995 al 2004 dal 2005 al 2015
Reati contestati per periodo (n=1235)
Totale Reati Reati di corruzione (art 318 – 322 c.p.) Altri Reati
Nazionale;
52; 4%
Centro; 86; 7%
Nord-est; 55;
4%
Nord-ovest;
293; 22%
Sud; 836; 63%
9
dopo il netto ridimensionamento registrato a partire dalla metà degli anni Novanta, si assiste
infatti a una ripresa ragguardevole nell’ultimo decennio.
Fig.3 – Distribuzione regionale dei reati legati alla corruzione politica. Sentenze di Corte di
Cassazione – Valori assoluti distinti per reati di corruzione e altri reati connessi
3. Le principali caratteristiche della corruzione politica
Nelle sentenze della Cassazione i reati più contestati – sempre con riferimento ai politici
considerati nella ricerca – risultano la corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio (17%) e
la concussione (11%). Il finanziamento illecito ai partiti è indicato in misura minore (6%). Più
rilevanti sono invece i reati associativi (l’associazione a delinquere e quella di stampo mafioso, che
insieme raggiungono il 12%). È da notare (Fig.4) che i reati di corruzione in senso stretto restano
tendenzialmente stabili nel tempo (tra il decennio prima di Tangentopoli – 1985-1994 – e i due
successivi). Viceversa cala sensibilmente dopo il 1994 il finanziamento illecito ai partiti (dal 29%
al 7%) e salgono gli ‘altri reati’ (tra cui in particolare i reati associativi): dal 35% al 46.5%. Questi
ultimi sono in forte crescita nell’ultimo decennio, soprattutto al Sud, dove incidono per il 18%
più che altrove. I reati di corruzione sono maggiormente presenti a livello comunale (55%),
mentre quelli associativi a livello regionale (46%).
22
8
99
184
10 16
61
17
128
13 8
31
100
14
119
32
9 2 9
17
0
24
62
1
6
35
11
81
7
1
25
29
5
48
20
2
1
13
0
50
100
150
200
250
300
Corruzione Altro reato
10
Fig. 4 – Contestazione reati di corruzione, finanziamento illecito ai partiti e “altri reati”*.
Dati di sintesi sulle vicende giudiziarie per decennio
* Nella categoria “altri reati” sono ricompresi i reati associativi (associazione a delinquere,
associazione per delinquere di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso,
rispettivamente artt. 416, 416bis, 416ter c.p., e in più il concorso esterno in associazione di tipo
mafioso), la concussione (art. 317 c.p.), l’abuso di ufficio (art. 323 c.p.), la turbativa della libertà
degli incanti (art. 353 c.p.).
Il calo del finanziamento illecito ai partiti e l’incremento sensibile dei reati associativi
lasciano già intravedere una trasformazione significativa del fenomeno della corruzione politica in
direzione di una minore politicizzazione – intesa come ricerca di vantaggi illeciti volti
prevalentemente a sostenere i partiti – e di una strutturazione attraverso reti associative volte
all’utilizzo per fini privati della corruzione. Questa tendenza è confermata dai dati relativi alla
finalità prevalente: le risorse scambiate risultavano orientate all’arricchimento privato nel 35% dei
casi relativamente al periodo precedente a Tangentopoli, ma superano il 60% in quello
successivo. Al tempo stesso, la finalità del finanziamento illecito ai partiti era – come abbiamo
visto – pari al 42% nel primo periodo, ma scende a poco meno del 7% negli anni seguenti.
Dunque, le reti che veicolano gli scambi appaiono sempre più “privatizzate”, cioè orientate al
perseguimento di vantaggi personali.
La dimensione dei reticoli corruttivi è piuttosto ampia: essi sono costituiti da 5 o più
soggetti nel 37% dei casi tratti dalle sentenze della Cassazione e nel 55% di quelli risultanti dalle
Autorizzazioni a procedere. È da notare che la dimensione si mantiene piuttosto stabile nel
tempo con l’eccezione significativa del Sud, dove invece è in crescita. Quanto alla composizione
interna, risulta ancora ricorrente il classico triangolo politici-imprenditori-funzionari pubblici, con
gli imprenditori che sono i più presenti accanto ai politici, ma compaiono anche altre figure. A
fronte di una sostanziale omogeneità del peso sia degli imprenditori sia dei funzionari pubblici tra
Nord e Sud, si registra un più marcato coinvolgimento nei reticoli corruttivi di consulenti e
professionisti nel Nord del Paese. In crescita è inoltre la presenza della criminalità organizzata
(18% dei casi), con una più forte incidenza ancora al Sud (28%).
0%
10%
20%
30%
40%
50%
60%
Reati di corruzione
contestati
Finanziamento
illecito ai partiti
contestato
Solo altri reati
contestati
46,7%
28,9%
35,0%
52,8%
3,7%
44,4%
48,6%
6,9%
46,5%
Corte di cassazione (n = 462)
fino al 1994 (n=180) 1995 – 2004 (n=108) dal 2005 (n=144)
11
Le reti della corruzione politica sono stabili nel tempo in oltre la metà dei casi considerati,
con risultati simili sia che si considerino le sentenze della Cassazione che le Autorizzazioni (si
tenga però presente che non sempre è possibile accertare la stabilità o la occasionalità dello
scambio). Questa tendenza appare un po’ più marcata nel Sud. Sembra inoltre che gli scambi non
occasionali siano in crescita rispetto alla fase precedente al 1994: infatti, gli scambi continuativi
crescono da poco meno del 50% a circa il 60% (per i casi risultanti dalle sentenze della
Cassazione). Le reti corruttive tenderebbero quindi a divenire sempre più strutturate e
continuative nel tempo.
Che cosa si scambia nei rapporti di corruzione politica? I corrotti offrono soprattutto un
accesso particolaristico ad appalti e affidamenti (nel 45% dei casi considerati), mentre le risorse
scambiate dal corruttore sono nella maggior parte dei casi tangenti (54%). Queste risultano più
diffuse al Nord (oltre il 60%), anche se in misura minore rispetto al periodo precedente a
Tangentopoli, mentre il voto di scambio (8%) e i favori (5%) sono maggiormente presenti nel
periodo successivo, specialmente al Sud (dove raggiungono rispettivamente il 13% e il 9%).
Come si è visto, non sempre le risorse scambiate tra corruttore e corrotto hanno una natura
monetaria, anche se le tangenti (da sole o con altre utilità o favori) sono la risorsa prevalente di
scambio. L’analisi delle vicende della Cassazione e di quelle relative alle Autorizzazioni a
procedere consentono di ricavare un quadro d’insieme dell’ammontare delle risorse monetarie
scambiate nei fatti di corruzione considerati (Fig. 5).
Fig. 5 – Entità delle risorse scambiate. Sentenze di Corte di Cassazione e Autorizzazioni (valori
percentuali)
In un numero consistente di casi, sia per le vicende della Cassazione sia per quelle delle
Autorizzazioni a procedere, non è stato possibile determinare l’ammontare dello scambio
corruttivo. Ciò è in parte da imputare alla natura non monetaria (o comunque non quantificabile
in termini strettamente economici) delle risorse scambiate (favori, voti di scambio, anche altre
utilità) e in parte alla incapacità di portare alla luce del sole, perfino in tribunale, i dettagli degli
scambi corruttivi. Le vicende il cui valore supera i 500.000 euro sono pari al 13,4% per la
Cassazione contro il 40,2% delle Autorizzazioni a procedere (la spiegazione delle differenze tra le
0%
5%
10%
15%
20%
25%
30%
35%
40%
Fino a 100 mila € da 101 e 500 mila

Sop ra 500 mila € Non quantificabile
(favori e benefici
materiali)
Impossibile
determinare il
valore
Autorizzazioni (n = 99) Cassazione (n = 462)
12
due fonti può essere ricondotta alla diversa scala territoriale e istituzionale: un conto sono gli
episodi che riguardano il livello locale, un altro quelli che coinvolgono decisioni che si muovono
sulla scena nazionale, più presenti nelle Autorizzazioni). Da notare, inoltre, che al Sud (fonte
Cassazione) i casi in cui lo scambio non è quantificabile, perché prende la forma dei favori e di
altri benefici materiali, sono circa il doppio (35%) di quelli che si registrano al Nord (18%). Al
Nord, invece, risultano molto più numerosi (18%) i casi il cui valore scambiato tra corrotto e
corruttore supera i 500.000 euro rispetto al Sud (9%), sia nelle vicende della Cassazione sia in
quelle delle Autorizzazioni a procedere. Oltre che al Nord, gli scambi più cospicui – vale a dire
quelli sopra i 500.000 euro – sono anche più presenti nel periodo pre-Tangentopoli. In maniera
ancora più marcata, dopo il 1994 gli scambi sembrano cambiare forma e diventare meno legati al
denaro e più ad altre modalità, come favori e altri benefici materiali.
I settori di attività dove appaiono prevalenti i fenomeni corruttivi vanno dall’edilizia
pubblica e privata ai servizi, alla sanità, alle infrastrutture, allo smaltimento dei rifiuti (Fig.6). La
corruzione nell’edilizia riguarda in netta maggioranza i Comuni (83% dei casi per l’edilizia
pubblica e 65% per quella privata), così come quella relativa a servizi pubblici, trasporti e
forniture (77%). La corruzione nel settore sanitario e nei servizi sociali si manifesta soprattutto
nelle Regioni (58,3%), mentre l’Amministrazione Centrale è maggiormente coinvolta per le grandi
infrastrutture.
Fig. 6 -Settori interessati dagli scambi per distribuzione geografica. Sentenze di Corte di
Cassazione (valori percentuali)
 La categoria “altro” si riferisce a: alberghi e ristorazione, beni immobili, calamità naturali, commercio,
editoria, energie, formazione, grandi eventi, scommesse, agroalimentari e più settori.
Gli scambi corruttivi risultano più diffusi nei Comuni e nelle Regioni, rispettivamente nel
52% e nel 25% dei casi; il coinvolgimento di questi due livelli di governo è in forte crescita a
partire dalla metà degli anni Novanta (Figg.7 e 8). Il processo di decentramento del potere locale
che si è sviluppato a partire dagli anni Ottanta ha dunque visto una progressiva crescita della
corruzione politica a livello locale e regionale (le Regioni, istituite negli anni Settanta, fanno
registrare incrementi significativi, mentre si manifesta un calo nei casi che coinvolgono
l’amministrazione centrale).
0%
5%
10%
15%
20%
25%
Centro-Nord Sud
13
Fig. 7 – Corruzione per livello principale di governo. Sentenze di Corte di Cassazione (valori %)*
* Non sono considerati i 23 casi indefiniti o non registrati.
Fig. 8 – Reati contestati per istituzioni di governo (principale). Confronto pre/post Tangentopoli
(valori %)
* Escluse le modalità «Indefinito» e «Non classificabile».
Nelle diverse aree territoriali prevale con valori simili il livello comunale (Nord 58%, Sud
57%); alcune differenze significative emergono per i casi di carattere nazionale che al Nord (13%)
hanno più rilievo che al Sud (7%) e soprattutto per il livello regionale dove la relazione è inversa
(Sud 26%, Nord 19%). Tra le regioni meridionali il ruolo della corruzione a livello di governo
regionale è ancora più rilevante in Calabria (46%) e in Sicilia (33%). Molto elevato è anche il
valore della Sardegna, ma su un numero molto limitato di casi complessivi.
14

4. Un profilo dei politici coinvolti in vicende di corruzione
Chi sono i politici coinvolti in vicende di corruzione? Sulla base dei casi considerati nelle
sentenze della Cassazione è possibile tracciarne un profilo. Anzitutto, si tratta per la quasi totalità
di uomini. Su 541 politici censiti, solo 14 sono le donne, dato pari al 2,6%: cioè una percentuale
sensibilmente inferiore a quelle, pur basse, che contraddistinguono la presenza femminile nei
diversi livelli istituzionali. L’età media si colloca intorno ai 65 anni, mentre l’età media al
momento del reato è poco sotto i 50 anni, il che farebbe pensare che si arriva alla corruzione
attraverso un percorso precedente piuttosto lungo, in seguito all’accumulo di esperienze e di
relazioni sociali necessarie per avviare e rafforzare gli scambi corruttivi. Circa la metà dei politici
corrotti opera nelle regioni del Mezzogiorno. A livello regionale prevale la Campania (17%),
seguita dalla Lombardia (11,5 %) e dalla Sicilia(11%).
Relativamente ai livelli di istruzione, sul totale del casi considerati prevalgono i laureati,
mentre la percentuale di politici in possesso di un titolo di scuola media inferiore o elementare
non arriva al 10%. Quanto alle differenze territoriali, il tasso di incidenza dei laureati aumenta
spostandosi da Nord a Sud, dove fa registrare il valore più alto (54% contro il 42% del Centro-
Nord). Andamento inverso hanno invece i titoli di studio più bassi: con oltre il 16% di politici
con titolo uguale o inferiore alla licenza media al Nord, contro il 7% del Mezzogiorno.
L’analisi delle professioni svolte richiede una precisazione. Il dato riporta infatti quanto
dichiarato dagli stessi parlamentari e amministratori locali, e non contempla una modalità
specifica per i “politici di professione”, che risulterebbe maggioritaria o quasi a fronte di carriere
mediamente piuttosto lunghe. È dunque più opportuno leggere l’informazione in termini di
professione precedentemente svolta (Fig. 9).
Fig. 9 – Politici per professione – Dato nazionale e per macroarea (n=541)
Si nota una forte prevalenza dei dipendenti pubblici e dei liberi professionisti, a cui fanno
seguito imprenditori e impiegati e tecnici. Questo assetto è pero il risultato di notevoli differenze
a livello territoriale. Infatti, il Nord si distingue per una maggior incidenza relativa degli impiegati
e degli imprenditori, mentre al Centro è osservabile una forte presenza dei dipendenti pubblici
2% 2%
6%
34%
9%
12%
26%
0%
5%
10%
15%
20%
25%
30%
35%
40%
Artigiani,
operai
Commercianti Condizioni
non
professionali
Dipendenti
pubblici
Impiegati,
tecnici
Imprenditori Liberi
professionisti
15
(oltre il 44%). Il profilo del Sud è invece caratterizzato da una presenza particolarmente elevata di
liberi professionisti, principalmente dediti alla professione legale e a quella medica.
La categoria dei dipendenti pubblici perde di rilevanza nell’arco dei decenni, e la sua
incidenza si dimezza passando dal 46% al 23%. Per contro, imprenditori e liberi professionisti
fanno registrare una crescita costante, più spiccata per i primi (dal 7% al 19%), ma ugualmente
rilevante anche per i secondi (dal 22% al 30%). Il dato può essere letto alla luce delle
trasformazioni complessive della scena politica, e in particolare dell’ingresso di nuovo personale
principalmente all’interno di Forza Italia e Lega Nord.
I politici coinvolti in vicende di corruzione sono dunque in prevalenza uomini di circa
cinquant’anni al momento del reato, in possesso di elevati titoli di studio e con un background
professionale solido. È però ravvisabile una evoluzione temporale differente tra Nord e Sud. Se
in entrambe le aree la classe politica pre-Tangentopoli presenta caratteristiche simili, al Nord il
ricambio va nella direzione di una maggiore inclusione di figure imprenditoriali, anche con titoli
di studio più bassi. Nel Mezzogiorno, al contrario, si affermano le figure di liberi professionisti
con titoli di studio elevati, secondo un modello in cui è possibile scorgere una certa somiglianza
con le immagini più tradizionali del notabilato locale.
Quali cariche occupano in prevalenza i politici nel momento in cui vengono accertati
scambi corrotti? Nei casi risultanti dalle sentenze della Cassazione prevalgono i consiglieri dei
diversi enti locali (comune, provincia, regione) con il 53%, seguiti dai parlamentari (16%), dagli
assessori (15%), dai sindaci (13%), e dai presidenti (3%). Rispetto alla fase precedente a
Tangentopoli sono soprattutto i sindaci a crescere, mentre i parlamentari calano vistosamente;
più stabili si mantengono i consiglieri e gli assessori. La crescita dei sindaci è probabilmente da
mettere in relazione al rafforzamento di questa figura con la riforma dei primi anni Novanta,
mentre il calo dei parlamentari sembra collegarsi alla relativa perdita di peso del livello
istituzionale centrale e forse alla diminuzione degli episodi legati al finanziamento pubblico dei
partiti dopo Tangentopoli.
Non è facile stabilire l’appartenenza politica dei politici corrotti, per vari motivi. Anzitutto,
non sempre si riesce a ricavare questa informazione dalle sentenze o da altre fonti integrative.
Spesso, poi, a livello comunale, vi sono affiliazioni a liste civiche. A ciò si aggiunge il
cambiamento intervenuto a metà degli anni Novanta nelle forze politiche, con la scomparsa dei
principali partiti protagonisti della Prima Repubblica. Il campione ricavato dai dati delle sentenze
della Cassazione (che coprono anche il decennio tra la metà degli anni Ottanta e gli anni
Novanta) include quindi 212 politici afferenti per la maggior parte alla Dc e al Psi, ma anche alle
altre forze del pentapartito e al Pci/Pds. Essi sono tenuti distinti dai politici appartenenti alle
nuove formazioni della Seconda Repubblica, raggruppate in schieramenti di Centrosinistra,
Centro e Centrodestra. Nel complesso, nell’ambito dei casi considerati dalle sentenze della
Cassazione, appaiono prevalenti i politici legati alle forze della Prima Repubblica, seguiti da quelli
del Centrodestra, che fanno registrare per gli ultimi due decenni una presenza pari al 32%, e da
quelli di Centrosinistra con il 17% (Fig.10).
16
Fig. 10 – Collocazione politica dei politici coinvolti in vicende di corruzione – Sentenze Corte di
Cassazione (n=541)
Specificità significative emergono dalla considerazione delle diverse aree territoriali del
Paese (Fig.11). Il Nord-Ovest e il Nord-Est vedono nel complesso una particolare presenza di
politici appartenenti alle forze della Prima Repubblica, seguiti per la fase successiva dal
Centrodestra. Quest’ultimo schieramento prevale invece nel Centro e soprattutto nel Sud, dove è
relativamente più presente anche la componente di Centro. Quanto al Centrosinistra, questo
schieramento si attesta su valori sensibilmente più bassi in tutte le aree con l’eccezione del Sud,
dove supera il 25%.
Fig. 11– Partiti e schieramenti politici per macroaree (n=416)
Una quota consistente di politici coinvolti in vicende di corruzione, pari a oltre il 40%,
presenta un percorso di carriera che si sviluppa tra la fase precedente e quella successiva a
Tangentopoli. Poco meno di un terzo ha concluso la carriera con Tangentopoli. Quasi un terzo
del totale dei soggetti considerati ha invece avviato la propria carriera politica dopo lo spartiacque
degli anni Novanta. Le carriere politiche che terminano prima del 1994 sono più numerose nel
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Nord del Paese, mentre quelle post-Tangentopoli sono più rilevanti al Centro e al Sud. Invece, i
percorsi continuativi sono distribuiti in modo abbastanza omogeneo rispetto alle tre macroaree.
Tra i politici coinvolti in vicende di corruzione che hanno un percorso di carriera successivo a
Tangentopoli, si rileva una maggiore concentrazione di appartenenti al centrodestra (52%), ma
anche una significativa presenza nell’ambito del centrosinistra (29%). Dunque, al pari del vecchio
personale politico, anche quello nuovo sembra essere attratto in modo significativo dalle reti
corruttive, in particolare al Sud. Sembra affermarsi qui una nuova generazione che si impegna in
rapporti di corruzione. Nella fase successiva a Tangentopoli giocano un ruolo significativo figure
di nuovi “notabili”, provenienti dal mondo delle libere professioni (26% dei politici coinvolti in
vicende di corruzione) che si collocano più nel Centrodestra ma anche nel Centrosinistra e si
muovono per finalità di arricchimento privato piuttosto che di sostegno ai partiti, ma non
agiscono in modo isolato. Si pongono piuttosto al centro di reti ampie e strutturate che a volte
vedono anche coinvolta direttamente la criminalità organizzata.

5. Da Tangentopoli a oggi
Nel complesso, dalla ricerca emerge un quadro inquietante del fenomeno. La corruzione
che coinvolge direttamente i detentori di cariche politico-amministrative appare in crescita,
soprattutto nel Mezzogiorno, dove è peraltro già maggiormente presente, specie in regioni come
la Campania e la Sicilia.
La crescita e, al tempo stesso, la trasformazione della corruzione possono essere collegate
all’indebolimento dei partiti politici. Questi ultimi, com’è noto, hanno svolto in passato
un’importante funzione di protezione e organizzazione del sistema della corruzione che è venuto
alla ribalta con le indagini di Mani Pulite. La scomparsa delle formazioni politiche tradizionali,
nella fase successiva a Tangentopoli, ha reso queste organizzazioni più deboli, più aperte alle
influenze esterne, meno capaci di selezionare la classe politica volta a ricoprire cariche politicoamministrative.
Tali cambiamenti – combinandosi con il processo di decentramento politico
verso gli enti locali e le regioni degli ultimi decenni – sembrano aver favorito anzitutto una
crescita della corruzione politica in senso stretto, con una più forte concentrazione nel Sud dove
la debolezza dei partiti è ancora più marcata.
Dall’indagine emerge però anche la trasformazione del fenomeno. Si manifesta una
maggiore “dispersione” della corruzione politica, una spinta al decentramento verso il livello
istituzionale locale e regionale e una “privatizzazione” degli scambi corrotti, nel senso di
privilegiare finalità di arricchimento personale e di gruppo. Si tratta però di una frammentazione
organizzata in reti prevalentemente stabili: si potrebbe dire che si è passati da un mercato della
corruzione di tipo oligopolistico, controllato dai partiti politici, a un mercato più concorrenziale,
dove però la competizione è tutt’altro che atomizzata, non viene giocata da singoli ma da
squadre, che hanno una composizione mista, ma con una presenza rilevante – sia pur variabile e
diversa dal passato – di giocatori politici.
La corruzione continua dunque a essere solidamente strutturata, anche se la sua
configurazione non ruota più prevalentemente intorno ai partiti, ma si coagula intono a reti
politico-affaristiche che, in particolare nelle regioni meridionali, inglobano più frequentemente
esponenti della criminalità organizzata e colonizzano le istituzioni locali.
Fondazione

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