Lavoro Usa, 29mila posti: perché la Fed si allontana dal rialzo

Il job report di settembre ha deluso le attese, ma la notizia vera è la reazione a catena sui mercati: i rendimenti dei Treasury sono scesi e le probabilità di una stretta Fed a ottobre si sono ridotte. Gli Stati Uniti hanno creato solo 29mila posti di lavoro nei settori non agricoli, contro i 84mila attesi, e la disoccupazione è salita al 4,2%. Il quadro che emerge dall'incrocio tra occupazione in frenata, salari in rallentamento e inflazione ancora spinta dall'energia spiega perché la Fed non ha fretta — ma non può nemmeno dichiarare chiusa la partita.

Perché 29mila posti spostano le attese sui tassi

Un dato occupazionale sotto le attese riduce la pressione sulla Federal Reserve per un rialzo immediato dei tassi. Con una disoccupazione ancora storicamente bassa, la banca centrale può restare concentrata sull'inflazione nel valutare i tempi di una nuova stretta. La conferma arriva dai mercati: secondo il FedWatch Tool del Cme Group, i trader scontano una probabilità del 72% che la Fed mantenga invariati i tassi nella riunione del Fomc di ottobre. Gli swap legati alla Fed incorporano circa 4 punti base di rialzo per ottobre, contro i 7-8 punti base precedenti al dato. Un aumento di 25 punti base non è più pienamente prezzato per dicembre, anche se la probabilità sfiora ancora il 90%.

Il divario tra dato e attese è la misura della sorpresa. Calcolando il rapporto, i 29mila posti realizzati valgono circa un terzo dei 90mila indicati dagli analisti: un -68%. Prendendo la stima più bassa, gli 84mila posti riportati da FinanzaOnline, il dato resta comunque sotto di circa il 65%.

Le testate divergono sulle stime: 84mila o 90mila posti

ANSA indica le attese degli analisti a 90mila posti, FinanzaOnline le fissa a 84mila. La discrepanza non cambia la sostanza — il dato reale è molto sotto entrambe — ma segnala che le aspettative raccolte dagli analisti non erano univoche. Il rapporto del Bureau of Labor Statistics risulta comunque inferiore a tutte le stime raccolte da Bloomberg e arriva con una revisione al ribasso di 60mila occupati complessivi per luglio e agosto. Un dettaglio pesante: la revisione negativa vale più del doppio dei posti creati a settembre.

Salari al +3% annuo e partecipazione al 61,8%: la lettura interna

A frenare l'occupazione sono stati i cali nella pubblica amministrazione, nel settore dell'informazione, nei servizi professionali e alle imprese e nelle attività finanziarie. Sono invece aumentati gli occupati nella sanità, nelle costruzioni, nella manifattura e nel comparto del tempo libero e dell'ospitalità. I licenziamenti restano contenuti e i consumi solidi continuano a sostenere il mercato del lavoro, ma molte imprese esitano ad ampliare gli organici.

Un secondo fattore pesa sulla lettura del dato: l'aumento della partecipazione. Il tasso di partecipazione è salito al 61,8%, il massimo da quattro mesi. Più persone sono entrate nel mercato per cercare lavoro, contribuendo all'aumento della disoccupazione anche a prescindere dalle assunzioni.

Lavoro Usa sotto le attese: solo 29mila posti a settembre, si allontana il rialzo Fed
Banconota statunitense con aquila, vista dall'alto. Foto di https://kaboompics.com/ su Pexels

Sul fronte delle retribuzioni, la retribuzione media oraria è aumentata dello 0,1% rispetto ad agosto e del 3% su base annua, il ritmo annuale più lento dal 2021. La crescita salariale perde slancio proprio mentre il rincaro dei carburanti rischia di alimentare nuovamente l'inflazione. Settembre potrebbe segnare il sesto mese consecutivo in cui i prezzi crescono più degli stipendi, comprimendo il potere d'acquisto delle famiglie.

Il doppio vincolo: energia e inflazione europea

Il rallentamento del lavoro americano non è l'unico fattore che pesa sulle scelte di politica monetaria. In Europa, con il caro-energia, l'inflazione nell'Eurozona è balzata al 3,8% a settembre, dal 3,2% di agosto, secondo la stima preliminare di Eurostat. I prezzi energetici sono saliti del 18,8%.

È lo stesso quadro che spiega il calo del petrolio: sul Nymex il Wti è sceso del 3,95% a 89,20 dollari al barile, con alcuni stati europei pronti a rilasciare riserve strategiche di carburante sotto la pressione dell'amministrazione Trump, che ha sollecitato un rilascio immediato delle forniture. Il collegamento tra i due lati dell'Atlantico è diretto: se l'energia tiene alta l'inflazione, la Fed ha meno margine per ignorare i prezzi davanti a un mercato del lavoro che si indebolisce.

La reazione dei mercati e il nodo del 14 ottobre

Wall Street ha aperto in rialzo sul report: il Dow Jones guadagna lo 0,54% (+275,50 punti), l'S&P 500 avanza dello 0,77% (+58,78 punti) e il Nasdaq cresce dello 0,57% (+308,43 punti). I futures sull'S&P 500 erano saliti di circa lo 0,9% dopo la pubblicazione. Sul fronte obbligazionario, il rendimento del decennale americano è calato di quasi 8 punti base al 5,16%, con flessioni di almeno 10 punti base sulle scadenze tra tre e sette anni. Solo il giorno prima, i rendimenti a 10 e 30 anni avevano toccato i massimi dal 2002. In Europa i rendimenti a dieci anni sono scesi di circa 3 punti base.

Il nodo resta il calendario. Quello di settembre è l'ultimo rapporto sull'occupazione prima delle elezioni di metà mandato di novembre, dove l'economia è attesa giocare un ruolo decisivo. E la conferma sul fronte dei prezzi arriverà solo con l'indice dei prezzi al consumo, previsto per il 14 ottobre 2026.

Per chi guarda ai mercati, il punto non è il singolo dato debole, ma la combinazione di segnali che spingono in direzioni opposte. Un mercato del lavoro in rallentamento suggerirebbe alla Fed di non stringere. Un'inflazione ancora alimentata dall'energia suggerisce il contrario. Il risultato è una finestra per il rialzo che si sposta, non si chiude: il mercato ha ridotto le scommesse su ottobre, ma continua a prezzare quasi il 90% di probabilità per dicembre.

La debolezza del job report ha tolto pressione immediata sulla Fed. Ma finché i prezzi dell'energia restano il motore dell'inflazione, la partita sui tassi si gioca sul dato del 14 ottobre, non su quello di settembre.

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