Il primo semestre 2026 di Mfe-MediaForEurope fotografa una tenaglia che spiega la strategia di Pier Silvio Berlusconi: i ricavi scendono a 2,951 miliardi di euro, il 6% in meno rispetto ai 3,142 miliardi pro forma dello stesso periodo 2025, mentre l'Ebit adjusted balza a 145,7 milioni da un rosso di 7,3 milioni. La verità è che il gruppo non sta recuperando vendite: sta recuperando margini. E lo fa con l'integrazione tedesca, non con il mercato pubblicitario.
Il semestre è il primo che incorpora integralmente ProSiebenSat, anche se l'acquisizione è stata completata a settembre 2025. Da qui il confronto pro forma fornito dal gruppo, come se la controllata tedesca fosse nel consolidato per tutti i primi sei mesi del 2025.
Perché i ricavi calano del 6%: tre cause, nessuna strutturale
La società indica tre motivi precisi: la debolezza del mercato pubblicitario nelle aree geografiche di riferimento, l'impatto della Coppa del Mondo FIFA — trasmessa da reti concorrenti, quindi a danno del gruppo — e le variazioni di perimetro nel segmento Commerce & Dating. Sono cause esterne, legate al ciclo e al calendario sportivo, non a una perdita di posizionamento editoriale.
Il quadro competitivo resta duro. "Il contesto pubblicitario si presenta sempre più difficile, con i mezzi tradizionali e la televisione in difesa e un'ulteriore crescita del comparto digitale, dominato dalle grandi multinazionali del web", dice Pier Silvio Berlusconi, chairman e group Ceo di Mfe-Mediaset. In questa geografia, l'Italia è il mercato più resiliente del gruppo, sostenuta da un'offerta ricca e da una performance televisiva definita "straordinaria" dal numero uno del gruppo.
Le sinergie battono il piano: 200 milioni in sei mesi
Il dato più significativo arriva dai costi. Nel comparto Entertainment — Italia, Spagna e area Dach — i costi scendono di 216,9 milioni, pari al 9%, e l'Ebit adjusted del segmento passa da 47,5 milioni pro forma a 163,7 milioni. È qui che si genera quasi tutta la redditività del gruppo.
Colpisce la velocità di esecuzione. Berlusconi rivendica "oltre 200 milioni di euro di efficienze e ottimizzazioni", ottenute "con una velocità di oltre due volte rispetto a quanto previsto per l'intero 2026 nel piano presentato al mercato in fase di Opas". Tradotto: se il piano Opas fissava un obiettivo inferiore ai 100 milioni per l'intero anno, il gruppo lo ha già superato di almeno altri 100 milioni in soli sei mesi. Le efficienze dichiarate coprono il 92,2% della riduzione complessiva dei costi di segmento, calcolato come rapporto tra i 200 milioni di ottimizzazioni e i 216,9 milioni di riduzione totale.

Il debito scende di 102 milioni: cosa cambia per il gruppo
La struttura finanziaria si alleggerisce. La posizione finanziaria netta ai fini dei covenant scende dai 959,2 milioni di inizio gennaio agli 857,1 milioni di fine giugno, una riduzione di 102,1 milioni in sei mesi (differenza tra i due valori riportati). In un semestre con ricavi in calo, è la prova che la generazione di cassa tiene.
Questo passaggio conta perché il gruppo ha confermato per il 2026 l'obiettivo di "migliorare la redditività operativa e consolidare la generazione di cassa a livello di gruppo rispetto ai dati pro forma 2025". Una posizione finanziaria più leggera significa più margine per finanziare l'integrazione tedesca e per assorbire eventuali nuovi shock della raccolta pubblicitaria.
Quanto al gruppo tedesco, il consiglio di sorveglianza di ProSiebenSat ha nominato Ingrid Heisserer nuovo Group Chief Financial Officer con decorrenza dal 1° febbraio 2027. Succede a Bob Rajan, Group Cfo ad interim dal 21 ottobre 2025.
Il nodo della raccolta: il terzo trimestre resta in flessione
La redditività migliora, la raccolta no. Giugno e luglio hanno risentito dei Mondiali, che Mfe non ha trasmesso nei suoi tre mercati di riferimento. Da agosto sono emersi "segnali di miglioramento", indica il gruppo, ma il terzo trimestre si chiuderà ancora con ricavi pubblicitari consolidati attesi in flessione di pochi punti percentuali. Il quarto trimestre sarà decisivo, soprattutto in Germania.
Il passaggio dall'Italia alla Germania è il vero banco di prova della nuova dimensione europea: la resilienza italiana ha compensato finora le difficoltà degli altri mercati, ma la sostenibilità del modello dipende da quanto rapidamente la raccolta tornerà a crescere anche nell'area Dach.
L'effetto leva operativa spiega il semestre
Letto insieme, il semestre racconta un effetto leva operativa. A un calo di ricavi di 191 milioni — differenza tra i 3,142 miliardi pro forma 2025 e i 2,951 miliardi del 2026 — corrisponde un miglioramento dell'Ebit adjusted di 153 milioni: la differenza tra i 145,7 milioni positivi del 2026 e i 7,3 milioni negativi pro forma del 2025. Ogni euro di ricavi perso è stato più che compensato dai costi tagliati.
È questa asimmetria che distingue un consolidamento industriale da una semplice integrazione contabile. La nuova dimensione europea è già nei numeri; ora deve dimostrare di reggere anche quando il vento della pubblicità smetterà di soffiare contro. Se il gruppo chiuderà il 2026 con margini in crescita e debito in calo, la tesi della scala necessaria per competere con i giganti digitali avrà il suo primo riscontro concreto.
Fonti

Dario Valentinai, laureato in Economia e Commercio, è l’autore dei contenuti del blog resricerche.it. Esperto nel campo dell’economia e delle finanze che si occupa di scrivere contenuti informativi e approfonditi sui temi legati ai conti correnti, ai prestiti e ai mutui. Grazie alla sua competenza e conoscenza approfondita delle dinamiche finanziarie, è in grado di analizzare le ultime tendenze del mercato e di fornire consigli utili per aiutare i lettori a prendere decisioni informate riguardo alle proprie finanze personali.
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