Moneta Coloniale Francese: Cos’è, a Cosa Serve e Perchè viene Utilizzata

In base alla dichiarazioni affermate proprio in questi giorni da Alessandro Di Battista, esponente del Movimento 5 Stelle, sembra che il franco CFA sarebbe una della cause principali che hanno portato a quella che ad oggi è una vera e propria esplosione del fenomeno dell’immograzione. Ma di cosa di tratta esattamente? E quali sono le sue funzioni di questa valuta?

Cenni storici e funzioni

Se nel nostro continente la nascita dell’Euro ha condotto verso un tuttora sofferto processo du unificazione economica e finanziaria, è altrettanto vero che il franco CFA pare aver fatto la stessa cosa. Malgrado questo, cosa buona e giusta è affermare che queste due valute sono solo in arte paragonabili tra loro, visto che sono contraddistinte non solo da una storia completamente differente, ma anche da un funzionamento non del tutto analogo. Primo particolare che differenzia l’Euro dal franco CFA è che quest’ultimo si articola a sua volta in due diverse varianti: il franco CFA CEMAC ed il franco CFA UEMOA. Il primo racchiude gran parte dei Paesi collocabili nella frazione centrale del continente africano. Questi paesi sono, nel particolare: Gabon, Camerun, Ciad, Repubblica del Congo, Repubblica Centrafricana e Guinea Equatoriale.

La seconda variante comprende invece i paesi africani occidentali come Benin, Burkina Faso, Senegal, Costa D’Avorio, Mali, Togo, Niger e Guinea Bissau. Tra questi, la stragrande maggioranza sono stati in passato soggetti al regime coloniale francese. Le due uniche eccezioni sono invece rappresentate dalla Guinea Bissau e dalla Guinea Equatoriale, le quali sono state rispettivamente una colonia portoghese ed una colonia spagnola. A questi stati si sono successivamente unite le Isole Comore, che hanno dato i natali al franco Comorano. Il periodo temporale nel quale può essere situata la nascita del franco CFA è il dicembre dell’ormai lontano 1945. É proprio in questo anno che si tennero infatti gli accordi di Bretton Woods. La sigla CFA indicava inizialmente la dicitura “Colonie Francesi d’Africa“, un acronimo che venne successivamente tramutato in “Comunità Francese dell’Africa”.

Il valore di un solo franco CFA equivale a 0,00152449 euro. Codesto tasso è in vigore dal 1999, annualità nella quale la moneta nazionale francese (il franco) è stata sostituita dall’Euro. Tutti gli stati che, messi insieme tra loro, compongono quella che potrebbe definirsi una unità monetaria a tutti gli effetti sono tenuti alla partecipazione in un fondo comune di riserva, che secondo alcune attendibili stime ammonterebbe a circa 10 miliardi di euro. L’istituto di credito deputato alla detenzione di questa somma è la Banca Centrale francese, le cui funzioni sono anche quelle di garante e di stampa materiale delle banconote. Ogni stato africano che adotta il franco CFA deve custodire all’interno del Tesoro francese almeno la metà delle proprie riserve monetarie. Somma, questa, alla quale va aggiunto un ulteriore 20% identificabile come copertura delle eventuali passività finanziarie. 

Le “colpe” del franco CFA

Secondo Di Battista, e secondo anche altre personalità di spicco della politica italiana attuale, il franco CFA frenerebbe in maniera considerevole l’economia di questi paesi, visto anche e soprattutto il carattere di moneta coloniale. Questo potrebbe essere in parte vero, visto che il tasso fisso di cambio potrebbe costituire un ostacolo per una qualunque impresa occidentale che abbia viglia o bisogno di investire in prodotti o servizi offerti da imprenditori africani. Altro punto controverso concernerebbe la percentuale non esattamente esigua di fondi che la Banca Centrale francese detiene, con il loro investimento che solo in minima parte verrebbe destinato al reale sviluppo di questi Paesi.

Nonostante le critiche assai aspre che sono state rivolte al franco CFA ed alla politica che ha indirizzato alla sua nascita e permanenza, ci sono ancora voci fuori dal coro. Le loro tesi sarebbero avvalorate dal fatto che il franco CFA garantirebbe stabilità finanziaria a chi ne ha aderito, proteggendo queste nazioni da forti e potenzialmente dannosi effetti negativi di matrice economica. Senza poi contare che l’adesione al franco CFA è volontaria.

Qual’è la verità quindi?

L’esistenza di unl legame tra il franco CFA ed il possente fenomeno migratorio potrebbe essere riscontrabile fino al punto in cui non vengono analizzati con attenzione i dati. Sono proprio i dati ad affermare che i Paesi di provenienza della maggioranza dei migranti sono, numeri alla mano, Tunisia, Sudan, Iraq ed Eritrea.

Paesi, questi, che non aderiscono e che non hanno mai aderito al franco CFA. Quanto invece all’influenza che la Francia nutre nei confronti di molti Paesi africani, c’è infine da dire che questa non è affatto inferiore a quella degli altri stati occidentali, tra cui l’Italia. Basterebbe infatti puntare la lente di ingrandimento sulla moltitudine di interessi che numerose aziende italiane hanno in stati come la Nigeria o la Libia.

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