La corsa al consolidamento bancario italiano non è mai stata così aperta. Sul tavolo non c'è solo l'offerta da 35 miliardi di euro di Intesa Sanpaolo per Monte dei Paschi di Siena: sta prendendo forma un'alternativa che, se realizzata, ridisegnerebbe gli equilibri del credito nazionale. MPS e Banco BPM stanno lavorando a una fusione tra pari. L'obiettivo dichiarato è creare un terzo grande gruppo — oltre 50 miliardi di euro di capitalizzazione — in grado di competere con Intesa e UniCredit e, contemporaneamente, preservare l'autonomia e l'identità della banca senese. Ma i numeri, gli azionisti e la regolamentazione rendono l'operazione un incastro dalle molte incognite.
Il rompicapo finanziario: come colmare 11,7 miliardi di differenza
Una fusione tra pari esige un equilibrio che oggi i mercati non riconoscono. MPS capitalizza circa 35,7 miliardi di euro, Banco BPM si ferma a 24 miliardi. La forbice è di 11,7 miliardi — una distanza che rende tecnicamente impossibile un merger alla pari senza un robusto meccanismo di riequilibrio.
Per arrivare a una struttura 55-45 a favore degli azionisti MPS, secondo le indiscrezioni riportate da il Nord Est, il valore della banca senese da conferire nella combinazione dovrebbe scendere a circa 29,34 miliardi. Servirebbe cioè un correttivo di 6,4 miliardi. L'ipotesi allo studio prevede un maxi-dividendo straordinario per i soci MPS prima della fusione, finanziato in parte con l'eccesso di capitale dell'istituto — 3,3 miliardi a fine 2025 — e in parte con la valorizzazione della partecipazione in Generali. MPS detiene il 13,3% del Leone, un pacchetto che alle quotazioni attuali vale 8,6 miliardi di euro. Una cessione anche parziale basterebbe a coprire il correttivo con un certo margine.
La scelta però non è neutrale: significherebbe sacrificare proprio uno degli asset che avevano dato logica industriale all'integrazione con Mediobanca. È il primo grande trade-off dell'operazione: costruire il terzo polo bancario italiano può costare la dismissione di un pezzo strategico del perimetro assicurativo-finanziario.
Il nodo degli azionisti: Delfin, Caltagirone e il peso di Crédit Agricole
La riuscita della fusione passa da una maggioranza assembleare tutta da costruire. Delfin detiene il 18% di MPS e il suo gradimento sarà decisivo. Sul fronte opposto, secondo quanto riportato da il Nord Est, Francesco Gaetano Caltagirone vedrebbe con favore l'offerta di Intesa. Un asse che spacca il fronte dei grandi soci complica il percorso di approvazione.
Ancora più determinante è la posizione di Crédit Agricole. L'azionista francese è il primo investitore di Banco BPM, ma le fonti divergono sulla quota esatta: Wall Street Italia parla di una partecipazione salita a circa il 20%, mentre il Nord Est indica un peso del 29,3%. Una differenza sostanziale, che incide sulla capacità di veto o di indirizzo dell'operazione. In ogni caso, qualsiasi aggregazione dovrà trovare un equilibrio con gli interessi di Parigi, che potrebbe negoziare contropartite commerciali — dalla bancassicurazione al risparmio gestito con Amundi — e un ruolo di primo piano nella nuova entità.

La governance rifletterebbe la natura politica dell'operazione: secondo le bozze circolate, Giuseppe Castagna (ad di Banco BPM) assumerebbe la guida esecutiva, mentre Luigi Lovaglio (ad di MPS) andrebbe alla presidenza.
Perché MPS preferisce Banco BPM a Intesa: autonomia e visione industriale
Il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi aveva già espresso riserve sull'offerta di Intesa, ritenendo che il valore proposto non riflettesse pienamente il potenziale della banca. La fusione con Banco BPM era stata invece giudicata meritevole di «una valutazione completa e rigorosa», secondo quanto riporta Wall Street Italia.
La differenza non è solo di prezzo, ma di progetto industriale. Essere assorbiti da Intesa significherebbe per MPS perdere il proprio marchio e la propria autonomia. La strada con Banco BPM, invece, promette la nascita di un soggetto nuovo che conservi l'identità senese e competa ad armi pari nel mercato. Dentro questa scelta c'è anche il tentativo di rispondere alle pressioni del consolidamento bancario senza subire passivamente l'aggregazione.
Implicazioni per il sistema bancario italiano
L'eventuale nascita del terzo polo avrebbe effetti sull'intero comparto. L'operazione accelererebbe il processo di concentrazione che negli ultimi anni ha ridisegnato la geografia del credito in Italia, spinto dalla necessità di economie di scala, investimenti digitali e pressione regolamentare.
Il passaggio obbligato sarà il vaglio dell'Antitrust. Sia Intesa — che aveva già annunciato la disponibilità a cedere parte della rete di filiali MPS — sia la nuova entità dovranno probabilmente vendere sportelli nelle aree di maggiore sovrapposizione tra le due banche. Un costo in termini di presenza territoriale che fa parte del prezzo di ogni grande aggregazione.
I tempi sono stretti. I consigli di amministrazione di MPS e Banco BPM potrebbero essere convocati già entro fine luglio, prima delle riunioni ordinarie del 5 e 6 agosto per i conti semestrali. Gli advisor sono al lavoro: Citigroup e Goldman Sachs per Banco BPM, UBS e Bank of America per MPS, con Vitale Borghesi incaricato dagli indipendenti senesi. Una partita che nelle prossime settimane dirà se il terzo polo bancario italiano nascerà davvero o resterà un'ipotesi sulla carta.
Il punto non è solo chi compra chi, ma quale visione di sistema prevarrà. Da un lato l'accentramento in un duopolio allargato, dall'altro la costruzione di un nuovo campione nazionale che bilanci il potere dei primi due attori.
Fonti

Dario Valentinai, laureato in Economia e Commercio, è l’autore dei contenuti del blog resricerche.it. Esperto nel campo dell’economia e delle finanze che si occupa di scrivere contenuti informativi e approfonditi sui temi legati ai conti correnti, ai prestiti e ai mutui. Grazie alla sua competenza e conoscenza approfondita delle dinamiche finanziarie, è in grado di analizzare le ultime tendenze del mercato e di fornire consigli utili per aiutare i lettori a prendere decisioni informate riguardo alle proprie finanze personali.
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