Il via libera del cda di Monte dei Paschi alla doppia offerta pubblica di scambio su Banco BPM e Banca Generali ha prodotto una reazione di Borsa asimmetrica: i titoli obiettivo hanno guadagnato, mentre MPS ha chiuso in calo. Il mercato sta prezzando un'alternativa industriale all'Opas di Intesa Sanpaolo da 30,6 miliardi sullo stesso Monte, ma anche la complessità di un'operazione che deve superare il vaglio dell'assemblea straordinaria e la resistenza di soci chiave.
Perché i titoli obiettivo salgono e MPS arretra
Il rialzo dei due istituti bersaglio e il contestuale arretramento di MPS sintetizzano il giudizio che il mercato dà della doppia offerta: una prospettiva potenzialmente favorevole per i soci di Banco BPM e Banca Generali, ma diluitiva e incerta per quelli del Monte.
Nella chiusura del 20 agosto 2026, Banca Generali guadagna l'1,4% (sopra i 69 euro), Banco BPM l'1,6% (poco sotto i 17 euro) e MPS arretra dello 0,3%. Il WSI segnala MPS a -0,5% a fine giornata: la differenza riflette l'evoluzione della seduta, non un'inversione di tendenza. Anche Intesa Sanpaolo è rimasta positiva (+0,4%), mentre Unipol ha ceduto il 2,9%.
Il contesto è quello di un'offerta di Intesa Sanpaolo su MPS che il board senese non ha formalmente respinto, ma su cui ha sollevato dubbi riguardo al prezzo e al piano di cessione di una parte sostanziale delle attività. La contromossa di Luigi Lovaglio, basata su offerte interamente in azioni, non ha innescato un rimbalzo del titolo MPS: il mercato sconta l'effetto diluitivo delle nuove azioni e l'alea assembleare, più che il valore strategico del progetto.
La passivity rule: serve il 66,7% in assemblea straordinaria
MPS è sotto passivity rule, il che impone che ogni operazione difensiva venga approvata da un'assemblea straordinaria con la maggioranza dei due terzi dei votanti. È qui che si gioca la partita più difficile per il piano.
La riunione del cda si è chiusa con nove voti favorevoli su tredici. Quattro consiglieri di minoranza – Paolo Boccardelli, Nicola Maione e Antonella Centra, eletti nella lista del board, oltre a Paola De Martini, in quota Assogestioni – si sono astenuti, dichiarando di non essere stati adeguatamente informati; il banchiere Corrado Passera ha invece votato a favore. Il comunicato finale avrebbe ricevuto il voto contrario degli astenuti.
In base alle partecipazioni note, i soci con diritto di voto in MPS pesano complessivamente il 37,22% (17,5% Delfin + 10,2% Caltagirone + 4,86% Mef + 4,66% BlackRock). Banco BPM, con il 3,74%, non può votare. Raggiungere il quorum dei due terzi dei votanti dipenderà quindi dall'affluenza e, soprattutto, dall'orientamento di Delfin: lo scorso aprile aveva votato a favore del ritorno di Lovaglio alla guida della banca senese. Caltagirone, da mesi in rotta con il Ceo, ha il 10,2%.

Sul fronte Banco BPM, Crédit Agricole – primo azionista con una quota poco sotto il 30% – si era già espressa contro le nozze tra pari tra le due banche. FIRSTonline giudica l'operazione sul Banco "quasi impossibile" senza l'appoggio dei francesi.
Il dividendo straordinario e il nodo della quota Generali
Il piano messo a punto da MPS per resistere all'Opas di Intesa prevede anche il pagamento di un dividendo straordinario agli azionisti. Secondo indiscrezioni raccolte da Bloomberg, la cedola potrebbe essere finanziata utilizzando parte della quota del 13,2% in Generali arrivata in dote attraverso Mediobanca.
L'offerta su Banca Generali avrebbe come sottostante azioni di MPS, senza impiegare la partecipazione in Generali come contropartita. La scelta lascia quindi a MPS la possibilità di valorizzare una parte della quota per remunerare i propri soci, elemento che può bilanciare l'effetto diluitivo delle nuove azioni. Il cda di Banca Generali – controllata al 50,17% da Generali – è stato convocato per il 21 agosto 2026.
Analisi: la posta in gioco per azionisti e mercato
Sommando i tre valori di capitalizzazione indicati da FIRSTonline – 36 miliardi per MPS, 25 per Banco BPM e quasi 8 per Banca Generali – il totale è di 69 miliardi, non 70: la differenza rispetto alla cifra circolata è fisiologica e riflette la volatilità delle quotazioni al momento della stima.
L'assenza dei rapporti di concambio nei comunicati ufficiali, ancora non diffusi, mantiene elevata l'incertezza: per questo il mercato premia i target ma non il Monte. Se l'operazione andasse a buon fine, nascerebbe la seconda banca italiana per presenza territoriale dietro Intesa e davanti a Unicredit: alle 1.400 filiali di Banco BPM si sommerebbero i 1.252 sportelli di MPS. L'integrazione di Banca Generali creerebbe inoltre un gruppo leader nella gestione del risparmio italiano.
Pierluigi Tortora, numero uno di Plt Holding e tra i soci che avevano riportato Lovaglio alla guida di Rocca Salimbeni, spiega così il senso della doppia offerta: "Le operazioni oggi sul tavolo dimostrano che la banca non è più chiamata semplicemente a difendere il proprio valore, ma può essere protagonista nella creazione di nuovo valore."
Il vero snodo, però, non è la reazione di Borsa di oggi: è la capacità di MPS di costruire una maggioranza qualificata in assemblea straordinaria e di vincere le resistenze dei soci degli istituti bersaglio. La partita si gioca prima sui quorum che sui concambi.
Fonti

Dario Valentinai, laureato in Economia e Commercio, è l’autore dei contenuti del blog resricerche.it. Esperto nel campo dell’economia e delle finanze che si occupa di scrivere contenuti informativi e approfonditi sui temi legati ai conti correnti, ai prestiti e ai mutui. Grazie alla sua competenza e conoscenza approfondita delle dinamiche finanziarie, è in grado di analizzare le ultime tendenze del mercato e di fornire consigli utili per aiutare i lettori a prendere decisioni informate riguardo alle proprie finanze personali.
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