Intesa Sanpaolo ha già messo sul tavolo la cessione di 635 filiali di MPS per prevenire i rilievi sulla concorrenza. Non è bastato. Il 14 settembre 2026 l'Antitrust ha aperto un'istruttoria sull'OPAS da 35 miliardi di euro con cui il gruppo intende rilevare Banca Monte dei Paschi di Siena. Il punto non è l'operazione in sé, ma i due effetti che ne discendono: la concentrazione locale su scala provinciale e il pacchetto che Intesa erediterebbe in Generali attraverso Mediobanca. Il verdetto sulla banca passa, in larga parte, da lì.
La mappa delle criticità: 72 province per il credito alle famiglie
Le verifiche preliminari individuano potenziali criticità concorrenziali su tre segmenti, con un perimetro geografico molto diverso: 20 province per la raccolta dei depositi, 17 per i prestiti alle piccole imprese e ben 72 per il credito alle famiglie. È la fotografia scattata dall'Autorità dopo l'offerta promossa l'8 giugno 2026, e spiega perché il provvedimento parli di "ampiezza degli ambiti competitivi interessati".
Il segmento più scoperto è quindi quello dei mutui e del credito al consumo, dove le sovrapposizioni tra le reti di Intesa e MPS si estendono a oltre un terzo delle province italiane. Le criticità sui prestiti alle PMI restano concentrate in 17 aree: meno estese, ma più delicate per il tessuto produttivo che servono.
Per affrontare in anticipo i rilievi, Intesa ha accettato di cedere circa la metà degli sportelli di MPS a Unipol. L'accordo riguarda 635 filiali, di cui 445 già individuate e 190 ancora modificabili proprio per rispondere alle richieste dell'Autorità. In termini relativi, quasi un terzo degli sportelli in cessione — il 29,9% del totale, calcolato sul rapporto tra 190 e 635 — resta negoziabile: è il margine che l'istruttoria si è riservata per calibrare i correttivi.
Il 13% in Generali e il nodo del Danish Compromise
Sul fronte assicurativo, se l'offerta andrà a buon fine Intesa acquisirà una partecipazione in Assicurazioni Generali attraverso Mediobanca. Il Sole 24 Ore indica 13,32%, Reuters 13%: la discrepanza tra le due cifre è marginale in valore assoluto, ma va segnalata perché riflette una stima non ancora consolidata del pacchetto.
L'Antitrust esclude che Intesa possa esercitare un controllo di fatto su Generali, non potendo nominare autonomamente la maggioranza del consiglio di amministrazione. Il rischio individuato è un altro: la riduzione dell'incentivo di Intesa a competere in modo aggressivo con Generali nel ramo vita, e la possibilità che legami strutturali e di governance facilitino comportamenti coordinati tra i due gruppi.

Qui sta il passaggio più delicato dell'istruttoria. Intesa ha dichiarato di non voler interferire nella gestione del Leone di Trieste, ma punta alle regole di alleggerimento patrimoniale applicabili alla partecipazione nel gruppo assicurativo — il cosiddetto Danish Compromise — e proprio per accedervi ha bisogno di una rappresentanza nel consiglio di amministrazione di Generali. Il nodo è consequenziale: nel momento in cui siede nel board, la banca entra in un perimetro dove l'Antitrust valuterà anche i rischi di scambio di informazioni sensibili tra concorrenti.
Perché la cessione non chiude il dossier
La cessione di 635 sportelli è una misura di rimedio, non una soluzione anticipata. L'istruttoria serve a verificare se basti.
I 190 sportelli ancora modificabili sono la variabile su cui si giocherà la fase negoziale: se l'Autorità giudicherà insufficiente la mappa delle 445 filiali già individuate, il margine di manovra resta concentrato lì. Un secondo cantiere è quello assicurativo, dove la banca dovrà dimostrare che l'ingresso nella governance di Generali non altera la dinamica competitiva del ramo vita.
Intesa e MPS hanno ora dieci giorni dalla notifica del provvedimento per chiedere di essere sentite dall'Autorità. Seguirà il confronto sui rilievi e sugli eventuali rimedi. È la cosiddetta fase dialettica dell'istruttoria: il momento in cui il perimetro dell'operazione può essere riscritto, non solo confermato.
Analisi: dove si sposta il baricentro dell'operazione
Letta nell'insieme, la scelta dell'Antitrust di aprire l'istruttoria su molteplici mercati bancari, del risparmio gestito e assicurativi, sia a livello nazionale sia locale, dice che il dossier non si chiuderà con un semplice via libera condizionato alla cessione degli sportelli. Il segmento con la maggiore esposizione geografica è il credito alle famiglie, ma quello con l'effetto strutturale più profondo è l'assicurativo: lì non si tratta di ridurre quote di mercato, bensì di sciogliere un legame di governance.
Per un operatore locale — una filiale, un'agenzia, un intermediario che compete su un bacino provinciale — la conseguenza concreta è che il perimetro delle 190 filiali ancora modificabili potrebbe spostarsi verso aree diverse da quelle oggi ipotizzate. La cessione a Unipol, insomma, non è un dato acquisito: è una proposta che l'istruttoria può ricalibrare.
Il vero indicatore da monitorare non è la data di chiusura dell'operazione, ma dove finiranno quei 190 sportelli. Da lì passerà la geometria competitiva dei prossimi anni.
Fonti

Dario Valentinai, laureato in Economia e Commercio, è l’autore dei contenuti del blog resricerche.it. Esperto nel campo dell’economia e delle finanze che si occupa di scrivere contenuti informativi e approfonditi sui temi legati ai conti correnti, ai prestiti e ai mutui. Grazie alla sua competenza e conoscenza approfondita delle dinamiche finanziarie, è in grado di analizzare le ultime tendenze del mercato e di fornire consigli utili per aiutare i lettori a prendere decisioni informate riguardo alle proprie finanze personali.
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