Poste Italiane arriva al 66,63% del capitale di TIM con un finale in volata: nell'ultima giornata dell'OPAS le adesioni sono balzate dal 21% al 58,2297% delle azioni in offerta. È il meccanismo tipico delle operazioni di scambio, dove il grosso delle sottoscrizioni si concentra all'ultimo minuto, ed è anche la ragione per cui la quota si ferma a un soffio dalla soglia dei due terzi. Lo stesso 66,67% che Poste aveva fissato come condizione minima al lancio dell'offerta, per poi eliminarlo.
Il rush finale vale il 64% delle adesioni totali
Nell'ultima seduta della prima finestra sono state portate in adesione 635.897.378 azioni, su un totale di 993.608.722. Il calcolo è immediato: circa il 64% di tutte le adesioni dell'intera operazione si è materializzato in una sola giornata di borsa (635.897.378 su 993.608.722).
Il salto emerge anche in percentuale. Giovedì l'adesione si fermava al 21%; alla chiusura dell'11 settembre ha toccato il 58,2297% delle azioni oggetto di offerta. Il giorno prima, il 10 settembre, il totale raccolto dall'avvio dell'OPAS era di 357.711.344 strumenti, pari al 20,9634% dell'offerta, con 175.190.580 azioni apportate nella sola seduta del 10 settembre.
Pietro Labriola, amministratore delegato di TIM, ha ricordato questo schema durante un evento alla Luiss BS: nelle OPAS, ha spiegato, il grosso delle adesioni arriva nel finale.
La soglia dei due terzi sfiorata per 0,04 punti
La quota di Poste si attesta al 66,63% del capitale, che altre testate arrotondano al 66,6%. Il dato ha un riferimento preciso: al lancio dell'operazione Poste aveva previsto una soglia minima di adesioni pari al 66,67% del capitale, poi eliminata in occasione del rilancio sulla parte cash del prezzo. Quella soglia corrisponde ai due terzi, il livello che pesa sul controllo dell'assemblea straordinaria.
Sulla struttura del rilancio le fonti divergono. Il Sole 24 Ore parla di un intervento sulla componente cash pari a 30 centesimi; ANSA indica la composizione finale dell'offerta in 1,97 euro in contanti più un concambio di 0,218 azioni per titolo, per un valore di 7,65 euro ai prezzi correnti. Le due letture non sono necessariamente in conflitto — i 30 centesimi possono essere l'aumento apportato in sede di rilancio — ma nessuna fonte lo chiarisce in modo esplicito.

Due percentuali, due denominatori: 46,5% e 58,2%
Le adesioni hanno riguardato il 46,5% del capitale di TIM e, allo stesso tempo, il 58,2% del capitale disponibile sul mercato. Non è un contrasto: cambia il denominatore, il capitale totale nel primo caso, la quota effettivamente in circolazione nel secondo.
Il rapporto tra le due cifre si legge facilmente: 46,5 diviso 58,2 dà circa il 79,9%, la porzione di capitale considerata disponibile. Ne deriva che la partecipazione detenuta da Poste prima della chiusura si aggira intorno al 20%: quel 20% più il 46,5% apportato in adesione porta al 66,6% finale.
Prezzi, riapertura e pagamenti
La settimana di borsa si chiude in rialzo per entrambi i titoli. TIM ha guadagnato l'1,82% a 7,62 euro, Poste l'1,92% a 26,06 euro. L'offerta, composta da 1,97 euro cash e da un concambio di 0,218, vale ai prezzi attuali 7,65 euro: un premio di circa lo 0,4% rispetto alla quotazione di TIM (7,65 contro 7,62). Un margine sottile ma positivo, che aiuta a leggere il comportamento degli azionisti nell'ultima giornata. Va considerato anche un vincolo operativo: le azioni TIM acquistate sul mercato il 10 e l'11 settembre 2026 non potevano essere apportate in adesione.
Sul calendario, i dati definitivi della prima fase saranno comunicati il 17 settembre, mentre il 18 settembre è previsto il pagamento a chi ha già consegnato i titoli. La finestra per i ritardatari riaprirà per cinque sedute, dal 21 al 25 settembre; per le adesioni raccolte in quella fase il pagamento arriverà il 2 ottobre.
L'analisi: quanto manca davvero ai due terzi
Il divario tra la quota raggiunta e la soglia è minimo, e i numeri lo quantificano. Considerando i 993.608.722 azioni che valgono il 46,5% del capitale, il capitale complessivo di TIM si aggira intorno ai 2,14 miliardi di azioni (993,6 milioni diviso 0,465). La differenza tra il 66,67% obiettivo e il 66,63% raggiunto è di appena 0,04 punti percentuali: su quel capitale, equivalgono a poco più di 850.000 azioni. Per dare un termine di paragone, nella sola ultima seduta ne sono state apportate oltre 635 milioni.
La riapertura dal 21 al 25 settembre mette quindi Poste nelle condizioni di arrotondare la quota verso i due terzi con un ammontare di adesioni marginale rispetto a quanto già raccolto.
Il vero nodo dell'operazione non è la percentuale già conquistata, ma la distanza che la separa dai due terzi: un margine talmente ridotto che poche centinaia di migliaia di azioni possono colmarlo. Il rush dell'11 settembre ha portato Poste a un passo dalla soglia che aveva rinunciato a imporre al lancio. La finestra dei ritardatari decide ora se quell'obiettivo si chiude per intero.
Fonti

Dario Valentinai, laureato in Economia e Commercio, è l’autore dei contenuti del blog resricerche.it. Esperto nel campo dell’economia e delle finanze che si occupa di scrivere contenuti informativi e approfonditi sui temi legati ai conti correnti, ai prestiti e ai mutui. Grazie alla sua competenza e conoscenza approfondita delle dinamiche finanziarie, è in grado di analizzare le ultime tendenze del mercato e di fornire consigli utili per aiutare i lettori a prendere decisioni informate riguardo alle proprie finanze personali.
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