La mossa che ha cambiato il quadro è il rilancio da 30 centesimi per azione sulla componente in contanti. In una sola seduta, l'11 settembre 2026, Poste Italiane ha raccolto oltre il 30% del capitale TIM e ha portato la partecipazione complessiva al 66,63%: il controllo della compagnia telefonica è cosa fatta. Il delisting no. Dal 66,63% al 90% mancano circa 500 milioni di azioni, e il tempo per convincere chi non ha ancora aderito è quello di cinque sedute di Borsa. La partita, quindi, non si gioca più sull'acquisizione del controllo, ma sulla soglia che può decidere l'uscita di TIM dal listino.
L'ultima seduta ha raccolto circa il 65% delle adesioni
Chiusa l'11 settembre, la prima finestra dell'OPAS ha portato in adesione 993,6 milioni di azioni, il 46,5% del capitale di TIM, che si sommano al 20,1% già in mano a Poste. Il dettaglio decisivo è la distribuzione temporale: più del 30% del capitale è arrivato venerdì, l'ultimo giorno utile. Mettendo in rapporto le due cifre, quella seduta da sola vale circa il 65% delle adesioni complessive della finestra (30 su 46,5 punti percentuali).
A sbloccare il flusso è stato il rilancio di 30 centesimi sulla componente in contanti, salita a 1,97 euro per azione oltre a 0,218 azioni Poste: un incremento di circa il 18% sul solo cash. Anche il vertice TIM ha consegnato i propri titoli, a partire dall'amministratore delegato Pietro Labriola, che ha giudicato la proposta congrua e coerente con una prospettiva di integrazione industriale. Del Fante ha rivendicato che "il mercato ha capito" e darà a Poste un "ampio controllo su TIM"; l'operazione è stata definita "storica" per il Paese, per l'occupazione e per la trasformazione digitale.
Quanto manca al 90%: il conto delle azioni
La soglia del 90% è quella che aprirebbe la strada al delisting, ma non è un passaggio già deciso. Per capire quanto è lontana basta un calcolo: dividendo i 993,6 milioni di titoli portati in adesione per il 46,5% che rappresentano, il capitale TIM implicito risulta di circa 2,14 miliardi di azioni.

| Voce | Valore |
|---|---|
| Quota Poste prima dell'OPAS | 20,1% |
| Adesioni nella prima finestra | 46,5% (993,6 mln di azioni) |
| Partecipazione complessiva | 66,63% |
| Obiettivo per il delisting | 90% |
| Distanza dall'obiettivo | 23,37 punti (~500 mln di azioni) |
I 23,37 punti percentuali che separano il 66,63% dal 90% valgono quindi circa 500 milioni di azioni: poco più della metà di quelle già consegnate. La riapertura dei termini va dal 21 al 25 settembre, cinque sedute di Borsa, ed è l'ultima occasione prevista per aderire.
Chi resta fuori rischia un titolo non più quotato
Con oltre due terzi del capitale, Poste dispone già di un controllo molto ampio sulle decisioni straordinarie: in linea teorica la nuova maggioranza potrebbe approvare operazioni capaci di modificare radicalmente lo status degli azionisti, compresa una fusione in una società non quotata. Sul piano aritmetico, il 66,63% supera il 66,6% indicato come soglia, ma resta quattro centesimi sotto il rapporto esatto di due terzi (66,67%). Per chi non aderisce nelle cinque sedute di settembre, il nodo concreto è restare socio di una società che potrebbe lasciare il listino.
Il conto industriale: 700 milioni di sinergie e 3,3 miliardi di esborso
In caso di adesione integrale l'esborso per Poste è stimato in circa 3,3 miliardi di euro, finanziati con debito bancario. Rapportando le sinergie annue stimate di 700 milioni a quell'esborso massimo teorico, il rapporto è di circa il 21%: servirebbero circa 4,7 anni di sinergie per coprire l'intero importo. Il progetto punta a un polo industriale da circa 150.000 dipendenti, frutto dell'integrazione delle attività di Poste e TIM.
La soglia che conta, da qui al 25 settembre, non è il 66,63% già conquistato: è la quota che deciderà se TIM resta quotata o esce dal listino, e quindi il perimetro effettivo del nuovo polo da 150.000 dipendenti.
Fonti

Dario Valentinai, laureato in Economia e Commercio, è l’autore dei contenuti del blog resricerche.it. Esperto nel campo dell’economia e delle finanze che si occupa di scrivere contenuti informativi e approfonditi sui temi legati ai conti correnti, ai prestiti e ai mutui. Grazie alla sua competenza e conoscenza approfondita delle dinamiche finanziarie, è in grado di analizzare le ultime tendenze del mercato e di fornire consigli utili per aiutare i lettori a prendere decisioni informate riguardo alle proprie finanze personali.
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