Record dello Spread Italiano: Quando si sono Verificato nella Storia e Perchè i record dello Spread

Ritorna in maniera preponderante l’argomento spread, parametro che viene utilizzato come indice di affidabilità economica degli Stati in zona euro. Da sempre, se lo spread scende l’Italia può tirare un sospiro di sollievo mentre se sale diventa fonte di forte preoccupazione. Ma cos’è lo spread? In termini economici, lo spread è una differenza percentuale, espressa in numeri con tre cifre, tra due diversi titoli di stato: quelli italiani e quelli tedeschi.

Nello specifico lo spread è dato dalla differenza tra i bund tedeschi e i BTP italiani (Buoni del Tesoro Pluriennali decennali). Per la determinazione dello spread vengono presi come parametro di riferimento proprio i titoli di Stato tedeschi perché la Germania, nella zona euro, rappresenta lo Stato più solido dal punto di vista economico e quello finanziariamente più affidabile. Nel corso degli ultimi anni, spesso e volentieri si è sentito parlare di spread e in alcuni casi questo ha destato non poche preoccupazioni tra gli economisti, ma vediamo quando lo spread italiano ha toccato i suoi record massimi storici.

I record massimi storici dello spread italiano

Sicuramente una data rimasta impressa nella mente di molti economisti ma anche di comuni italiani che s’intendono di borsa e di titoli di stato è stata il 9 novembre del 2011, frangente di tempo in cui l’ex premier Silvio Berlusconi decise (o fu costretto) ad abbandonare il governo lasciando le redini e il destino dell’Italia nelle mani di un governo tecnico presieduto da Mario Monti. In quella data lo spread arrivò a raggiungere il suo massimo storico ed avere un differenziale di rendimento del 7,47% in più rispetto a quello tedesco. Con il governo Monti lo spread ebbe un andamento altalenante: scese nei primi giorni immediatamente successivi alla nomina del governo tecnico, tornò a salire dopo qualche settimana e scese nuovamente nei primi giorni di gennaio 2012 assestandosi a meno 400 punti.

Se il 9 novembre del 2011 rappresenta sicuramente la data in cui lo spread ha raggiunto il suo livello massimo, occorre ricordare che nel corso degli ultimi anni ci sono stati altre date in cui lo è salito nuovamente toccando quote decisamente importanti. Altro turno elettorale altro tsunami sulle borse: dopo l’esito del voto elettorale nel febbraio 2013, che presentava una situazione governativa di forte incertezza e il rischio di ingovernabilità del Paese, lo spread salì nuovamente a quota 347 punti. Arriviamo quindi al 29 maggio 2018 in cui lo spread tocca nuovamente quota 320 punti, quando dopo il contratto di governo tra Lega e Cinque Stelle il presidente della Repubblica Mattarella aveva deciso per l’ennesima volta di affidare la gestione dello Stato ad un governo tecnico presieduto da Carlo Cottarelli.

Spread alto: conseguenze sull’economia

Lo spread alto determina tutta una serie di conseguenze negative sull’economia

  • Aumento del debito pubblico. Uno Stato che ha uno spread alto è costretto a cedere i propri titoli garantendo dei tassi di interesse elevati ai suoi finanziatori e uno Stato che dovrà pagare interessi alti conseguentemente avrà meno denaro da poter destinare ai servizi pubblici dei cittadini, per i quali sarà costretto ad indebitarsi ulteriormente andando a dar vita ad un aumento del debito difficile da risanare.
  • Crisi degli istituti bancari. Le banche sono le principali detentrici di BTP e uno spread alto le obbliga a promettere tassi di interesse elevati al fine di attirare gli investitori verso titoli considerati rischiosi;
  • Scarso accesso al credito da parte dei cittadini. Se le banche sono costrette a versare tassi di interessi elevati a tutti coloro che decidono di investire in BTP di conseguenza aumenteranno anche gli interessi di mutui e finanziamenti destinati a privati, al fine di ottenere il denaro necessario per pagare gli investitori. Tutto ciò comporta che imprese e famiglie difficilmente faranno ricorso al credito.
  • Riduzione dei consumi. È ovvio che se le banche concedono finanziamenti a tassi di interesse elevati, oltre ad essere sempre meno coloro che ricorreranno al finanziamento, i pochi che decideranno di richiedere un prestito, dovendo pagare interessi alti alle banche, spenderanno sempre meno in consumi e tutto ciò non permetterà all’economia di girare.

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