Treasury USA al 5%: perché il mercato ora teme una Fed più dura

Il rendimento del Treasury decennale americano è arrivato a un passo dalla soglia del 5% — 4,95% stamane, dopo un massimo a 4,979%, il livello più alto degli ultimi tre anni — e quello che resta è ormai una manciata di punti base. A spingere il benchmark obbligazionario globale verso quella linea non è una causa sola: un shock energetico che si trasmette ai prezzi, un'inflazione che da cinque anni supera l'obiettivo della Fed, e una traiettoria fiscale che il mercato giudica sempre meno sostenibile. Il decennale americano fissa il prezzo del rischio per tutto il resto, dai mutui ipotecari statunitensi — già ai massimi da oltre un anno — ai rendimenti di Bund, Oat e Btp.

Il diesel a 6 dollari è il motore dell'allarme inflazione

Per la prima volta nella storia il prezzo del diesel negli Stati Uniti ha superato i 6 dollari al gallone, con una media nazionale di 6,0556 dollari secondo l'American Automobile Association e punte intorno agli 8 dollari in California. Non è una curiosità da distributore: il gasolio alimenta la produzione di energia elettrica, il riscaldamento domestico, il trasporto merci, l'edilizia e le macchine agricole, e quindi si trasmette ai costi di trasporto e ai prezzi alimentari. Le turbolenze intorno allo Stretto di Hormuz e la perdita di capacità di raffinazione hanno compresso l'offerta, mentre la domanda cresce con l'arrivo dell'autunno. Il Brent ha toccato 109,97 dollari al barile, massimo da quattro mesi, con un balzo del 6% in una seduta e un rialzo settimanale di circa il 10%.

Il nesso con i bond è diretto: finché l'energia resta cara, l'inflazione generale non scende e la Fed non ha margine per allentare. Il Wall Street Journal riferisce che la Casa Bianca avrebbe discusso la possibilità che il conflitto con l'Iran si protragga fino al 2029 — uno scenario che, se confermato, allungherebbe l'orizzonte del problema energetico.

Tre spinte diverse dietro lo stesso movimento

La parte a breve della curva si muove sulle aspettative di politica monetaria: il rendimento a 2 anni ha toccato un massimo di 14 mesi al 4,5961%, e le probabilità di un rialzo dei tassi nella riunione di mercoledì 16 settembre sono state portate al 70% dagli operatori, contro il 71% indicato dai future CME Group in una rilevazione di poche ore prima. La parte lunga, invece, sale per ragioni fiscali e di offerta: il trentennale ha toccato il 5,3836%, massimo da 19 anni.

A tutto questo si aggiunge un fattore politico. La promessa elettorale di Trump di 5.000 dollari per ogni cittadino dopo le elezioni di midterm, in caso di conferma del controllo repubblicano sul Congresso, aggiungerebbe oltre 1 trilione di dollari al deficit federale secondo le stime riportate da FinanzaOnline. Su un mercato obbligazionario da 32.000 miliardi di dollari, i riacquisti annunciati dal Tesoro — portati a 6 miliardi — valgono lo 0,019% del totale: una goccia.

Grafici finanziari in rialzo sullo skyline illuminato di una city americana, con monete d'oro, simbolo dell'aumento dei rendimenti dei Treasury USA
I rendimenti dei Treasury decennali sfondano la soglia del 5%, segnalando il timore del mercato verso una Fed ancora più restrittiva.

Il 5% è una soglia psicologica, non un numero magico

Per John Higgins, capo consulente economico per i mercati finanziari di Capital Economics, il livello del 5% è "considerato da alcuni come una soglia oltre la quale i mercati finanziari potrebbero collassare". Higgins aggiunge però che, "sebbene non siamo convinti che il 5% sia quel numero 'magico', rendimenti dei titoli del Tesoro più elevati rappresenterebbero certamente un rischio per la sostenibilità delle finanze pubbliche statunitensi, oltre a minacciare i mercati azionari".

Gli analisti di Ing, citati da FinanzaOnline, vedono il raggiungimento del 5% "più come un'inevitabilità che come una previsione", e avvertono che un superamento porterebbe in primo piano il 6%. Sul fronte opposto, Ray Remy di Daiwa Capital Markets America sintetizza così il messaggio del mercato: "Il mercato obbligazionario sta dicendo molto chiaramente che la Fed aumenterà i tassi".

Il contagio corre lungo tutta la curva globale

I rendimenti dei decennali del G7 sono saliti in media di quasi 19 punti base in una settimana, con i biennali a +22 punti base e gli incrementi maggiori nei Paesi importatori di energia. Il Bund tedesco è al 3,503%, in area massimi dal 2011, e gli Oat francesi al 4,429% segnano i picchi degli ultimi 16 anni, con lo spread Oat-Bund a 95 punti base, il livello più alto dal 2012. Il Btp decennale sta al 4,36%, con le aste di ieri che hanno collocato il triennale al 3,43% e il settennale al 3,98%. Il decennale giapponese è salito al 2,97%, con la Bank of Japan attesa alzare i tassi la prossima settimana.

Per il risparmiatore italiano il filo che lega tutti questi numeri è uno solo: il rialzo del rendimento Usa alza il costo del capitale a livello mondiale, e rende più caro il finanziamento di famiglie e imprese anche fuori dagli Stati Uniti. Il costo aggiuntivo di 1 trilione di dollari implicherebbe, secondo un calcolo aritmetico basato sui valori indicati, che beneficerebbero della misura circa 200 milioni di persone: una deduzione che rende tangibile quanto sia larga la base su cui poggia la pressione fiscale sul deficit.

La vera partita non si giocherà sul numero tondo del 5%, ma su quanto a lungo l'energia resterà cara e su quanto debito gli investitori saranno disposti ad assorbire allo stesso prezzo.

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