Per dare una misura all'operazione da 1,2 miliardi si possono usare due calcoli ricavati dai dati di bilancio. Il primo: 1.200 milioni su 2.905 milioni di crediti deteriorati netti al 30 giugno 2026 equivalgono a circa il 41,3%. Il secondo: 2.905 – 1.200 = 1.705 milioni, dieci milioni in meno rispetto ai 1.715 milioni di giugno 2025, ultimo dato precedente alla riclassificazione. Il mercato, il 14 agosto 2026, ha reagito con un rialzo di circa l'1,3% a 3,242 euro: un movimento di attesa, non di svolta, soprattutto se confrontato con il target price di 3,1 euro indicato da Equita, rispetto al quale il titolo quota già il 4,6% sopra (3,242/3,1 – 1).
La mossa serve a spezzare la crisi di fiducia post-Banca d’Italia
La trattativa con Pimco, Pollen Street Capital e altri investitori nasce da una necessità di rafforzamento patrimoniale, non da una semplice ottimizzazione del portafoglio. BFF sta affrontando una crisi di fiducia aggravata all’inizio dell’anno dopo che la Banca d’Italia ha individuato problemi nella classificazione delle esposizioni creditizie. L’istituto, specializzato nell’acquisto e nella gestione dei crediti dovuti ai fornitori da enti del settore pubblico, ha ricevuto il 28 marzo 2026 un provvedimento che ha imposto la riclassificazione di parte delle esposizioni deteriorate. FinanzaOnline aggiunge un dettaglio operativo: BFF si è avvalso di un consulente esterno per risanare il portafoglio crediti. Il Sole 24 Ore non riprende questo passaggio, ma conferma che il nuovo amministratore delegato Giuseppe Sica ha avviato una revisione strategica per rafforzare il capitale.
La dimensione del problema è misurabile mettendo in fila i dati della semestrale: a giugno 2026 i deteriorati netti sono aumentati di 1.190 milioni su base annua (+69,4%), mentre il rientro nei primi sei mesi è stato di 179 milioni (-5,8%). In valore assoluto, il calo semestrale copre circa il 15,0% dell’incremento annuo (179/1.190 = 0,150): un rapporto che aiuta a capire perché la cartolarizzazione da 1,2 miliardi non sia solo uno smobilizzo isolato, ma un passaggio per riassorbire più rapidamente lo stock.
Chi compra le tranche junior e perché l’operazione è strutturata così
Secondo Bloomberg, ripreso da FinanzaOnline, Il Sole 24 Ore e Affari Italiani, BFF sarebbe in trattative con investitori come Pimco e Pollen Street Capital per la cessione delle quote più rischiose di un pacchetto di crediti deteriorati da 1,2 miliardi di euro. Al dossier guarderebbero anche Fortress Investment Group, Davidson Kempner Capital Management e Cerberus Capital Management.
La struttura dell’operazione è ancora in fase di definizione. Le tranche junior, quelle che assorbono per prime le eventuali perdite, potrebbero essere distribuite tra più acquirenti. Il portafoglio comprende le esposizioni deteriorate più datate verso enti del settore pubblico. Il prezzo della cessione è atteso a un livello inferiore rispetto al valore contabile dei crediti, ma l’operazione dovrebbe comunque contribuire a migliorare i coefficienti patrimoniali della banca. L’obiettivo, secondo le indiscrezioni, è arrivare a un accordo con gli investitori entro l’inizio di novembre 2026.
Quanto pesa la cartolarizzazione da 1,2 miliardi sui deteriorati netti
Al 30 giugno 2026 BFF Bank registrava 2.905 milioni di euro di crediti deteriorati netti, in calo del 6% rispetto ai 3.084 milioni di dicembre 2025 ma in forte aumento rispetto ai 1.715 milioni di giugno 2025. L’incremento anno su anno è di 1.190 milioni di euro, pari a un +69,4%. La società precisa che questo aumento riflette principalmente la riclassificazione effettuata in seguito al provvedimento della Banca d’Italia del 28 marzo 2026. Nei primi sei mesi del 2026 i deteriorati netti sono diminuiti di 179 milioni, una riduzione del 5,8% che la società arrotonda al 6%.

Due elaborazioni sui numeri già citati. La prima: 1.200/2.905 = 0,413, quindi il pacchetto in trattativa pesa circa il 41,3% dello stock netto di fine giugno. Non è una misura di rischio, ma dà la scala dell’operazione. La seconda: 2.905 – 1.200 = 1.705 milioni. In una pura ipotesi di deconsolidamento integrale, lo stock scenderebbe a 1.705 milioni, un livello quasi identico ai 1.715 milioni di giugno 2025, cioè prima della fiammata legata alla riclassificazione. Il dato va letto come grandezza contabile e non come previsione puntuale: prezzo di cessione e stime di recupero determineranno l’effetto patrimoniale reale.
I conti del primo semestre mostrano un business operativo ancora in crescita: ricavi netti rettificati a 216,1 milioni (+9%) e utile netto rettificato a 81,3 milioni (+8%). L’utile netto contabile scende a 51,4 milioni (-27%), ma al netto dell’impatto di 21 milioni legato al rapporto ispettivo della Banca d’Italia la variazione sarebbe positiva del 3%. Questo scarto di 21 milioni è un elemento concreto per il lettore: indica quanto del calo contabile dipende dalla vicenda regolamentare e non dalla dinamica operativa.
Oltre la cartolarizzazione: la revisione strategica e le proposte non vincolanti
La cessione si inserisce in una revisione strategica più ampia. BFF starebbe raccogliendo proposte non vincolanti da sottoporre al consiglio di amministrazione. Qui le fonti divergono nel dettaglio temporale e lessicale: Affari Italiani indica che le offerte potrebbero essere esaminate già il 10 settembre 2026, in occasione della prossima riunione ordinaria del board. Il Sole 24 Ore conferma la raccolta di proposte non vincolanti ma non fissa una data; FinanzaOnline parla di revisione accelerata e opzioni, senza riportare né la data né l’espressione “proposte non vincolanti”. Non è una divergenza sui fatti principali, ma un diverso livello di dettaglio.
Tra gli scenari allo studio ci sono l’ingresso di uno o più nuovi investitori, la vendita di attività o asset e una possibile operazione riguardante l’intera banca. In questo quadro, Amco avrebbe mostrato interesse per l’attività di factoring, mentre Bper avrebbe manifestato interesse per le divisioni attive nei servizi di pagamento e nella banca depositaria. Non risulta ancora avviato un processo di vendita formale.
Secondo gli analisti di Equita, le manifestazioni di interesse preliminari rappresentano un primo segnale verso una risoluzione ordinata della situazione. La sim milanese ha alzato il rating a hold con un target price di 3,1 euro. Il confronto con il prezzo di mercato del 14 agosto 2026 (3,242 euro) indica che il titolo è del 4,6% sopra il target; il calcolo è 3,242/3,1 – 1 = 0,046. Per il lettore significa che il mercato ha già prezzato una parte del possibile riassetto, mentre Equita sottolinea che le proprie stime non includono gli impatti futuri del calendar provisioning. Nelle valutazioni degli analisti, il rischio di downside resta legato all’ipotesi di un capital shortfall atteso nel 2028.
La cartolarizzazione da 1,2 miliardi è quindi un punto di verifica quantificabile. Se l’accordo arriverà entro novembre, BFF avrà dimostrato di poter attrarre capitali privati su crediti pubblici complessi anche dopo la riclassificazione. Il nodo non è solo il prezzo di cessione, ma la rapidità con cui la banca riesce a ridurre il rischio di uno squilibrio patrimoniale che gli analisti collocano nel 2028.
Fonti

Dario Valentinai, laureato in Economia e Commercio, è l’autore dei contenuti del blog resricerche.it. Esperto nel campo dell’economia e delle finanze che si occupa di scrivere contenuti informativi e approfonditi sui temi legati ai conti correnti, ai prestiti e ai mutui. Grazie alla sua competenza e conoscenza approfondita delle dinamiche finanziarie, è in grado di analizzare le ultime tendenze del mercato e di fornire consigli utili per aiutare i lettori a prendere decisioni informate riguardo alle proprie finanze personali.
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